Discorsi Divini

Attenetevi al Principio fondamentale dell’Unità

Data: 06 Settembre 1996
Luogo: Prasanthi Nilayam

I vasi sono molti, l’argilla è una,
I gioielli sono molti, l’oro è uno,
Le mucche sono molte, il latte è uno,
Allo stesso modo, la stessa Divinità dimora in tutte le forme.
(verso in sanscrito)

Se indagate in profondità, scoprirete in questo mondo che la stessa cosa assume nomi e forme diversi ed è impiegata in innumerevoli modi. Il seme è uno, da cui emergono il tronco, i rami, i rametti, le foglie, i fiori e i frutti dell’albero. Tutti questi hanno nomi e forme differenti e vengono utilizzati in modi diversi. L’Uno ha voluto divenire i molti (Ekoham bahusyam). Sebbene Dio sia uno, Egli assume molti nomi e forme.

Qui dovete indagare i due tipi di causa: una è la causa strumentale (nimitta karana) e l’altra è la causa materiale (upadana karana). Per un vaso, il vasaio è la causa strumentale e l’argilla è la causa materiale. I vasi possono rompersi e perdere la loro forma, ma l’argilla rimane immutabile. Il vasaio realizza diversi tipi di vasi a partire dalla stessa argilla. Anche se i vasi si rompono, l’argilla non subisce alcun mutamento.

Allo stesso modo, esistono molti tipi di ornamenti, per i quali l’oro è la causa materiale e l’orefice è la causa strumentale. Potete trasformare gli ornamenti in nomi e forme diversi, ma l’oro rimane lo stesso.

Ma Dio, che è la causa materiale dell’universo, assume anche il ruolo di causa strumentale, il Creatore, e crea oggetti ed esseri con nomi e forme differenti. Qui dovete comprendere l’unità della causa strumentale e della causa materiale.

Se non vi fosse il vasaio, l’argilla non potrebbe essere trasformata in vasi, e il vasaio non può fabbricare vasi senza l’argilla. Pertanto, entrambi – il vasaio e l’argilla – sono necessari affinché i vasi siano creati.

Per l’intero universo, Dio è la causa materiale, ed Egli è anche la forza creativa dell’universo.

I vostri corpi sono come diversi vasi. Voi utilizzate il vostro corpo per diversi scopi e sperimentate piacere e dolore. Così, come il vaso si rompe quando cade, anche il corpo perisce quando giunge il momento.

Ma Dio, che è sia la causa strumentale che la causa materiale, è permanente. Lo stesso vaso, che è utile, diventa inutile quando si rompe. Lo stesso si può dire del corpo umano.

Cinque nomi sono attribuiti a Dio:

  1. Para Nama (para significa supremo, al di là, superiore; nama significa nome),
  2. Vyuha Nama (vyuha: disporre, separare, suddividere, ordinare. Si riferisce anche all’emanazione e alla potenza manifesta di Vishnu),
  3. Vibhava Nama (vibhava: amico),
  4. Antaratma Nama (antaratma: Sé interiore),
  5. Archana Nama (archana: culto, adorazione).

Con questi cinque nomi, Dio compie varie azioni in questo mondo.

Dio dimora in Vaikuntha (il cielo, la dimora del Brahman). Pertanto, Colui che dimora in Vaikuntha è Para Nama. Vaikuntha è ciò che non viene deformato (kunthita). Lì, Dio dimora con il nome di Para Nama. Nessuno ha accesso a quel luogo. Nessuno può entrare in Vaikuntha, dove la Divinità risplende fulgidamente. Da lì, Dio vede e ascolta tutto e crea tutto, ma Egli non è visto né udito da alcuno. Nessuno può vedere la Sua forma. Questo è il principio di Para Nama.

Il secondo nome di Dio è Vyuha Nama. Esso si riferisce a Colui che riposa sul serpente Adisesha nell’oceano di latte. Lì, dèi e dee possono vederLo, ma i comuni mortali no. Qui, Dio, con l’attributo Vyuha Nama, esaudisce i desideri di dèi e dee.

Questo lo avete visto in drammi e film. Quando il re demone Hiranyakasipu stava causando innumerevoli sofferenze agli esseri di tutti i mondi, dèi e dee andarono a pregare il Signore Narayana, che stava riposando su Adisesha. Egli accettò le loro preghiere e si incarnò sulla terra per uccidere Hiranyakasipu. Pertanto, potete comprendere che Dio, con l’attributo di Vyuha Nama, è visibile solo a dèi e dee.

Il terzo tipo di nome è Vibhava (amico) Nama. Questo è il nome attribuito a Dio quando Egli si incarna in forma umana, come Rama e Krishna, per la protezione del mondo. Quando Dio discende come Avatar, Egli instaura una relazione intima con gli esseri del mondo, distrugge le loro qualità e i loro pensieri malvagi, e li guida sulla retta via sviluppando in loro devozione, pensieri nobili e buone qualità. Quando Dio viene in qualità di Avatar, Egli dimostra la relazione intima che esiste tra Dio e i Suoi devoti.

Il quarto nome è Antaratma (Sé interiore) Nama. Esso si riferisce alla coscienza, che pervade una persona dalla testa ai piedi e la protegge. La divinità interiore (Antaratma) è presente in ognuno.

Il quinto tipo è Archana (adorazione) Nama. L’uomo adora Dio in questa forma per ottenere la Sua Grazia attraverso la preghiera, il canto devozionale (bhajan) con devozione e abbandono.

Sin da tempi immemorabili, Dio si è incarnato sulla terra, epoca dopo epoca, per l’instaurazione del dharma. Gli studenti di oggi potrebbero stupirsi nel venire a sapere ciò. In effetti, chiunque rimarrebbe colpito da stupore e meraviglia nell’ascoltare del potere straordinario delle persone del Kritha Yuga (la prima era dell’umanità). Sembra davvero incredibile. Nel Kritha Yuga, le persone vivevano per centinaia di anni. Erano molto alte e robuste, non di bassa statura come le persone di oggi. Solo la loro mano era lunga sei piedi.

Qual era la forza che sosteneva la vita degli uomini di quei tempi? Il principio vitale era presente nelle loro ossa. Pertanto, le persone potevano restare in vita anche quando erano ridotte ad uno scheletro per mancanza di cibo e acqua. Anche se non vi era carne né sangue nel corpo, il principio vitale poteva rimanere nelle ossa.

Nel Thretha Yuga (la seconda era dell’umanità), l’altezza delle persone si ridusse. Non solo l’altezza, anche la longevità diminuì. Le persone potevano rimanere in vita finché vi erano carne e sangue nel corpo.

Poi, nel Dwapara Yuga (la terza era dell’umanità), il principio vitale era presente nel sangue e le persone potevano vivere finché il sangue era presente nel corpo. Questo può essere ben compreso dall’esempio di Bhishma nella guerra del Mahabharata. Egli giacque sul letto di frecce per 56 giorni, fino a quando tutto il sangue non fu drenato dal corpo. A quei tempi non esistevano sistemi di supporto vitale come le bombole di ossigeno. Il principio vitale era nel suo sangue, che si esaurì lentamente nel corso di 56 giorni.

In quest’epoca di Kali (la quarta era dell’umanità, in cui ora ci troviamo), il principio vitale è presente nel cibo. Le persone rimangono in vita finché assumono cibo. Senza cibo, il corpo diventa privo di vita. Pertanto, in quest’epoca di Kali, l’essere umano è detto “colui che è sostenuto dal cibo” (annagata prani).

Ma nelle epoche precedenti, il cibo non era importante, era più importante il legame con Dio. Nel Kritha e nel Thretha Yuga le persone davano massima priorità alla loro relazione con Dio. Ma dopo l’inizio del Dwapara Yuga hanno fatto più affidamento sulla mente che su Dio. Cercate di comprendere chiaramente questo punto.

Nel Kritha e nel Thretha Yuga, le persone credevano che la rettitudine fosse la base dell’intero mondo (Dharma moolam idam jagat). Ma nel Dwapara Yuga le persone consideravano la ricchezza o il denaro come fondamento dell’intero mondo (Dhana moolam idam jagat).

Quale fu la causa della guerra tra i Kaurava e i Pandava? L’avidità per la ricchezza era tale che i Kaurava si rifiutarono di concedere anche solo cinque villaggi ai Pandava come loro parte del regno. Pertanto, la ricchezza fu la causa della guerra del Mahabharata.

In quest’epoca di Kali (l’epoca in cui ci troviamo ora), dovete rendervi conto che non è il denaro (dhana) a sostenere il mondo, ma la compassione (daya). La compassione è la base dell’intero mondo (Daya moolam idam jagat). Ma oggi non vi è traccia di compassione nel cuore. Hri + Daya = Hridaya. Ciò che è colmo di compassione è il cuore umano. Ma a causa dell’assenza di compassione nel cuore delle persone, esse si trovano ad affrontare molte difficoltà.

Durante il periodo in cui gli insegnamenti del Buddhismo e del Jainismo erano ampiamente seguiti in India, nacque Sankara in un piccolo villaggio chiamato Kaladi, nel Kerala, da una nobile coppia, Aryamba e Sivaguru. Quale era la situazione in quel tempo? Molti piccoli regni combattevano tra loro per guadagni mondani. A causa di queste guerre, le menti delle persone erano colme di odio. L’odio portava alla disunità, che a sua volta dava origine a cattiva condotta, falsità, ingiustizia e malvagità. Non solo! Studiosi vedici, intellettuali e persone istruite iniziarono a fraintendere e a interpretare erroneamente gli insegnamenti dei Veda e delle Scritture (sastras). Perciò, le persone persero fiducia negli insegnamenti dei Veda e delle Scritture. Di conseguenza, sorse la necessità che un potere divino si incarnasse per rimettere le cose al loro giusto posto.

Il Signore Krishna dichiara nella Bhagavad Gita:

Ogniqualvolta la rettitudine è in declino e l’ingiustizia è in ascesa, Io mi incarno sulla terra.
Yada yada hi dharmasya glanir bhavati bharata,
Abhyutthanamadharmasya tadatmanam srujamyaham.
(verso in sanscrito)

Quando la pratica del dharma (rettitudine) declina, quando l’ingiustizia è in aumento, quando le persone iniziano ad agire contrariamente agli insegnamenti dei Veda e delle Scritture, o Dio stesso si incarna, o Egli invia un Amsavathar (manifestazioni parziali di Dio), profeti e anime nobili per correggere la situazione.

Quando Dio si incarna con tutti i Suoi attributi divini, Egli è chiamato Purnavathar (Avatar completo) o Vibhavavatar. Il nome Archana (adorazione) si riferisce ai nomi delle manifestazioni parziali (Amsavatars). Non solo in India, ma in tutti i Paesi, tali manifestazioni parziali si incarnano di tanto in tanto.

All’inizio, Gesù disse: “Io sono il Messaggero di Dio“. Gradualmente, Egli comprese il principio del Sé interiore. Allora dichiarò: “Io sono il figlio di Dio“. Essendo figlio di Dio acquisì tutti gli attributi di Dio. Proprio come il figlio ha pieno diritto sull’eredità del padre, così Gesù, in quanto figlio di Dio, acquisì tutti gli attributi divini. Quando realizzò che lo stesso principio Atmico è presente in tutti, dichiarò: “Io e Mio Padre siamo uno“. Lo stesso fu affermato da Zoroastro. In un primo momento, egli disse: “Io sono nella luce“. Egli dichiarava che Dio è nei cieli ed egli viveva nella Sua luce. Gradualmente, comprese che la Divinità era presente dentro di lui. Allora dichiarò: “La Luce è in me“. In principio, egli pensava di essere nella Luce. Poi realizzò che la stessa Luce era dentro di sé, e che la luce esterna non era altro che il riflesso dell’essere interiore. Egli credeva di essere guidato dalla Luce interiore. Quando realizzò l’unità tra la luce interiore e quella esteriore, dichiarò: “Io sono la Luce.” Secondo la filosofia indiana, questi tre stadi sono rappresentati dal dualismo (dwaitha), dal non-dualismo qualificato (visishtadwaitha) e dal non-dualismo assoluto (adwaitha).

Sankara, che venne per dimostrare al mondo intero il principio del non-dualismo, si considerava un servitore di Dio. Sfortunatamente, suo padre Sivaguru morì quando Sankara aveva tre anni. Dieci giorni prima della sua dipartita, Sivaguru ebbe una visione di fulgore divino, che gli comunicò di celebrare la cerimonia del cordone sacro (upanayanam) di Sankara. Obbedendo alle indicazioni della luce divina, Sivaguru celebrò l’upanayanam di Sankara all’età di tre anni. Dopo l’upanayanam, Sankara iniziò a recitare il Gayatri Mantra.

Dopo la morte del padre, la madre di Sankara, Aryamba, si assunse completamente la responsabilità della sua crescita e lo affidò a un gurukul sotto la guida di un guru (precettore).

Sankara era dotato di un intelletto così acuto che, prima di compiere il sedicesimo anno di età, aveva già padroneggiato i quattro Veda e i sei Sastra (i sei sistemi della filosofia). Per i comuni mortali non è possibile studiare i quattro Veda e i sei Sastra nemmeno in cinquant’anni. Ma Sankara era un ragazzo speciale; in realtà, era eccezionalmente speciale. Era capace di comprendere e assimilare gli insegnamenti di tutti e quattro i Veda e dei sei Sastra. Il Guru era stupefatto dell’acume intellettuale del suo discepolo.

Un giorno, sua madre si rivolse al Guru esprimendo il desiderio di celebrare il matrimonio del figlio. Ma Sankara disse che non era interessato al matrimonio e che voleva abbracciare la rinuncia (sannyasa). Disse: “Desidero offrire il mio corpo, la mia mente e tutto me stesso a Dio. In realtà, nulla è mio, tutto è donato da Dio. Pertanto, voglio offrirmi a Dio“. Era determinato a diventare un rinunciante (sannyasin).

Aryamba lo supplicò tra le lacrime affinché si sposasse. È naturale che una madre desideri vedere suo figlio sposato.

Un giorno, mentre sua madre si recava al fiume per prendere l’acqua, Sankara la seguì pregandola: “Madre, concedetemi il permesso di prendere la rinuncia“. Ma ella non cedette.

Mentre stava riempiendo la brocca nel fiume, Sankara si gettò nell’acqua e, dopo un po’, sollevò la mano gridando: “Madre, un coccodrillo mi sta trascinando via. Concedetemi almeno ora il permesso di abbracciare la rinuncia“. La madre rispose subito: “Figlio mio, se prendere la rinuncia ti salva la vita, così sia! Per me è sufficiente che tu rimanga in vita“. Subito il coccodrillo lasciò la presa su Sankara ed egli uscì dall’acqua. Disse a sua madre: “Stavo venendo trascinato via dal coccodrillo della mondanità. Una volta che mi avete concesso di diventare un rinunciante, abbandonando tutti gli attaccamenti mondani, il coccodrillo della mondanità mi ha lasciato“. Prendere la rinuncia non significa semplicemente indossare abiti ocra; significa cambiare il proprio atteggiamento verso la vita.

Oh Dio, io offro il mio cuore, che Tu mi hai donato.
Cos’altro posso offrire ai Tuoi Piedi di Loto?
Ti prego di accettarlo.
(poesia in telugu)

Quando dite: “Oh Dio, Ti offro il mio cuore“, Dio risponde: “Ecco, Io ti concedo l’esperienza della dolcezza della Divinità“. Come sono i sentimenti, così è il risultato (Yad bhavam tad bhavati). Dio è immutabile. Egli risponderà a voi in accordo con i vostri sentimenti.

Qual è la forma dell’acqua? Qual è la forma dell’aria? Esse non hanno una forma propria. Dio è simile. Per il Suo immenso Amore verso il devoto, Dio assume la forma che il devoto desidera. L’aria assume la forma di un pallone da calcio quando vi è insufflata, e prende la forma di un palloncino quando vi è riempita. Allo stesso modo, l’acqua assume la forma del recipiente o del serbatoio in cui viene versata. Così anche Dio assume la forma sulla quale voi contemplate. Dio non ha preferenza per questa o quella forma.

Tutti i nomi e tutte le forme non sono che manifestazioni dell’Essere Supremo, che è Esistenza-Conoscenza-Beatitudine Assoluta e non-duale.

Egli è l’incarnazione di Sathyam, Sivam, Sundaram (Verità, Bontà, Bellezza).
Sarva rupa dharam santham, Sarva nama dharam Sivam,
Satchidananda rupam adwaitam, sathyam, sivam, sundaram.
(verso in sanscrito)

Sebbene Dio non abbia forma, Egli assume tutte le forme e considera tutti i nomi come Suoi.

Sebbene Verità, Bontà e Bellezza (Sathyam, Sivam, Sundaram) sembrino essere differenti, in realtà sono una cosa sola. La Verità è Bellezza. Dove non vi è Verità, come può esservi Bellezza? Non può esservi Bellezza nella menzogna; vi può essere attrazione, ma non bellezza. Pertanto, ciò che è vero è bello. Quando la Verità e la Bellezza si uniscono, la Bontà si manifesta. Verità, Bellezza e Bontà sono un’unica realtà.

La stessa verità fu insegnata da Platone al suo discepolo Aristotele. Egli disse: “Caro mio, ho studiato tutte le Scritture e ho realizzato che Dio è l’incarnazione della Verità, della Bontà e della Bellezza“. Quando una persona possiede questi tre attributi, anch’essa diventa divina.

Oggi le persone non comprendono cosa sia l’umanità. Non riescono a riconoscere i valori umani presenti dentro di sé. Come potrebbero, allora, riconoscere la propria Divinità innata?

Sono passate centinaia di migliaia di anni dalla nascita dell’essere umano. Eppure, finora, in lui non è nata l’umanità. Il giorno in cui una persona realizzerà la propria vera natura umana, essa visualizzerà la propria Divinità innata. Finché non si conosce la propria umanità, come si può realizzare la propria Divinità? Come può, chi non riesce a toccare il tetto, raggiungere il cielo?

Pertanto, prima di tutto, cercate di acquisire qualità umane. Allora vi sarà facile sviluppare qualità divine.

Gli studenti dovrebbero comprendere come le anime nobili di quei tempi realizzarono la Divinità. Seguendo il sentiero tracciato da quelle anime nobili, essi saranno in grado di sviluppare sentimenti nobili e Amore disinteressato, e condurre una vita di pace.

(Bhagavan concluse il Suo discorso con il bhajan, “Bhaja Govindam Bhaja Govindam…”)

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