Fate che le Parole di Swami siano la vostra luce guida
Data: 31 Marzo 1996
Luogo: Brindavan
Incarnazioni dell’Amore!
Grazie al potere della parola, l’uomo è in grado di conquistare regni. Attraverso la parola, l’uomo perde tutte le sue ricchezze. L’uomo acquista parenti e amici mediante la parola, e li perde attraverso le sue parole. Con le parole, ancora, l’uomo perde la propria vita. Le parole sono la causa originaria di tutti questi accadimenti. La parola è importante per l’uomo, sia nell’esperienza della perdita che del guadagno, della prosperità o dell’avversità, del dolore o del piacere.
La vita è estremamente preziosa. Il tempo è altamente prezioso. Il cuore è tenero. La mente è un grande possesso. Pur essendo dotato di tutte queste cose di valore, l’uomo si comporta come un essere meschino, ignorante e miserabile. Egli non riesce a riconoscere quanto rara, dolce e beata sia la vita umana. La ragione è che l’uomo, dimentico della propria natura divina, si sta immergendo nei piaceri mondani e nei desideri materiali.
L’uomo dovrebbe rendersi conto di essere soggetto al Tempo, e il Tempo non ha rispetto per la ricchezza o per la posizione. L’uomo sta dedicando tutto il suo tempo alle occupazioni mondane e alle esigenze del corpo. Non comprendendo il significato del tempo, l’uomo conduce un’esistenza animale.
Il cuore, che per natura è tenero e compassionevole, è stato indurito come pietra dall’uomo. L’umanità dovrebbe manifestarsi in un cuore traboccante di compassione, ma la compassione si è trasformata in durezza di cuore.
La mente è onnipotente. Può vedere senza occhi, udire senza orecchie, parlare senza lingua e muoversi senza gambe. L’uomo tenta di controllare la mente, ma è subordinato ad essa. Finché sarà soggetto alla mente, l’uomo non potrà comprendere la vera natura della mente.
Sebbene Ravana fosse padrone di un numero maggiore di Vidhya (tipi di conoscenza) rispetto a Rama, non poté godere né di pace né di beatitudine, perché non mise in pratica nel modo giusto ciò che aveva appreso. Rama, al contrario, fu sempre colmo di beatitudine, poiché aveva completamente assimilato quello che aveva appreso e ne aveva fatto il giusto uso.
La sola erudizione non fa di una persona un Pandit (un uomo di sapere).
“Pandithah sama-dharshinah”, afferma la Gita.
Il vero uomo di sapere è colui che guarda con occhio equanime gli esseri differenti.
La vera conoscenza dovrebbe diventare parte integrante dell’essere di una persona, scorrere nel suo sangue come un flusso ininterrotto. L’apprendimento mal assimilato dà origine alle malattie dell’egoismo e dell’orgoglio, come nel caso di Ravana.
Sfortunatamente, l’educazione oggigiorno è diventata una questione libresca, utilizzata solo per superare gli esami e dimenticata subito dopo aver lasciato l’aula d’esame. Le persone che non sanno fare buon uso della propria conoscenza per il bene della Nazione, sono traditori della Nazione. Esse sono un peso per la società e per il Paese. A che serve ostentare i propri titoli se l’unico scopo per acquisirli è guadagnarsi un piatto di lenticchie?
C’era una volta, nell’India del Nord, un musulmano di nome Mansur. Fin dall’infanzia meditava costantemente su Dio. Sebbene appartenesse a una famiglia povera, i suoi genitori desideravano che ricevesse una buona istruzione. Ma Mansur possedeva un cuore puro e incontaminato, colmo d’Amore, e il suo unico desiderio era conoscere il proprio vero Sé. Quando i genitori vollero mandarlo a scuola, egli chiese quale fosse lo scopo dell’andare a scuola. I genitori risposero che doveva istruirsi per poter guadagnarsi da vivere.
Mansur disse: “Madre! Devo forse studiare solo per guadagnarmi da vivere? Forse che cani, uccelli, formiche e molte altre creature non riescono a procurarsi il cibo senza alcuna istruzione? Devo forse sprecare la mia vita divina solo per riempirmi lo stomaco?” E se ne andò di casa.
Era un giovane ragazzo, ma vi era un fulgore sul suo volto. Non cercava nulla da nessuno. Le persone, vedendo il fulgore sul suo volto, gli offrivano spontaneamente delle cose. Un’anziana signora gli offrì del cibo. La purezza del suo cuore gli procurava il nutrimento. Era il suo Amore puro a nutrirlo.
Ovunque andasse, egli proclamava: “Anal Haq! Anal Haq! – Io sono Dio. Io sono Dio“. Questo corrisponde alle dichiarazioni Vedantiche,
“Aham Brahmasmi” (Io sono Brahman)
“So-Ham” (Io sono Lui).
Questa dichiarazione fu accolta con scherno da alcune persone. Gli anziani lo rimproverarono e gli chiesero: “Ragazzino! Come puoi affermare di essere Dio? Come puoi essere Dio?” In questo mondo, persone stolte pongono simili domande a causa della loro ignoranza e mancanza di fede. Perché dovrebbero minare la fede altrui?
La risposta di Mansur fu: “Sto pronunciando queste parole perché io sono Dio. Vi è energia divina in ognuno. Ma alcuni la usano per scopi buoni, mentre altri ne fanno cattivo uso. Io la sto usando per buoni scopi“. Continuava a proclamare: “Io sono Dio. Io sono Dio“.
Nel frattempo, tutti i pandit (eruditi) si riunirono e osservarono: “Abbiamo studiato tutti i Veda e le Scritture. Non osiamo fare una dichiarazione di questo tenore. Come può un giovane studente andare in giro affermando una cosa simile? Come ha osato fare un’affermazione del genere?“
Non è la conoscenza scritturale a conferire il coraggio di fare una simile dichiarazione. È la fede nel cuore. Qualunque cosa dicano gli altri non si deve permettere che la propria fede venga scossa. Gli studenti dovrebbero avere una tale fede salda.
I pandit si riunirono e si recarono in massa a presentare un reclamo al re. “Oh re! Questo ragazzo sta insultando la nostra erudizione. Nonostante tutta la nostra conoscenza non siamo in grado di dichiarare che siamo Dio. Questo ignorante va dicendo che egli è Dio. Come si può spiegare ciò? O è un pazzo, o è un arrogante“.
I pandit volevano in qualche modo porre fine a tutto questo. È nella natura delle persone dalla mente malvagia arrecare danno anche a coloro che sono innocenti e buoni. Esse non fanno distinzione tra il cattivo e il buono, proprio come i tarli non fanno distinzione tra un sari costoso e un pezzo di stoffa qualsiasi. Le persone che criticano gli altri sono come questi tarli.
Quando i pandit si lamentarono con il re, questi ordinò che il ragazzo fosse condotto al suo cospetto. Quando Mansur fu dinanzi al re, dichiarò: “Io sono Dio“.
Il re fece avvicinare il ragazzo e cercò di parlargli con parole miti. “Figlio! Tu sei un comune essere umano. Sei analfabeta e ignorante. Non dovresti vantarti di essere Dio“.
Mansur replicò: “Continuerò a farlo. Sto proclamando la verità. Io sono Dio. Tu sei Dio. Tutti sono Dio. L’Abitatore interiore di tutti è l’unico Dio. I musulmani dicono: ‘Allah ho Akbar’. I cristiani dicono: ‘Dio è grande’. Gli indù dicono: ‘So Ham’. Dio è uno. Egli è il Brahma-Sutra. Egli è l’unico filo che attraversa tutti gli esseri, i quali sono come perle in un rosario“* Mansur continuò a discutere con il re in questo modo. Le parole del re non lo convinsero. Egli disse: “Oh re! Tu stai cercando di deviarmi su un sentiero sbagliato, lontano dalla strada maestra. Questo non è appropriato da parte tua“. Mansur continuava ad affermare: “Io sono Dio“.
Il re si adirò. “Tu disprezzi le mie parole“, dichiarò. Convocò un medico e gli ordinò di cavare gli occhi a Mansur. “Questo lo costringerà a rimanere in un solo luogo e non disturberà gli altri“. Il medico tolse gli occhi al ragazzo. Ma egli continuava a gridare con gioia:
“Anal Haq! Anal Haq! Io sono Dio, Io sono Dio“. Il ragazzo era libero dalla coscienza del corpo. Il re allora convocò un macellaio e gli ordinò di tagliare le mani del ragazzo. Continuando a ridere, egli esclamò: “Anal Haq! Anal Haq!“
Le persone presenti nella sala del trono non riuscivano a sopportare quella scena orribile. Ma sul volto del ragazzo non vi era alcun segno di dolore. Continuava a ridere. La sua fede era incrollabile. Non era turbato da ciò che dicevano gli altri.
A che serve l’istruzione se non vi è una ferma determinazione? È forse l’accumulare ricchezze e denaro all’estero lo scopo dell’istruzione? No. Guadagnare denaro può essere necessario, ma deve essere limitato e il denaro guadagnato dovrebbe essere impiegato per buoni scopi.
Vedendo la determinazione di Mansur, il re ordinò che gli venissero tagliate le gambe. Dopo questa mutilazione, Mansur morì. Ma il sangue che scorreva dalle sue membra torturate proclamava: “Io sono Dio. Io sono Dio“. Il corpo senza vita fu cremato. Ma dalle sue ceneri si levava il grido: “Io sono Dio. Io sono Dio“.
Ciò avvenne tre secoli fa nell’India del Nord. Le persone rimasero stupite di fronte a tale fenomeno. Il re si pentì, ma a che serve il pentimento dopo aver commesso un grave torto?
Non dovreste dare ascolto alle parole di chiunque. Gli studenti dovrebbero usare il proprio potere di discriminazione e lasciarsi guidare dalla voce della coscienza. Dovrebbero imprimere nei loro cuori le parole di saggezza dei grandi saggi.
Gli studenti dovrebbero rendersi conto che nessuno può sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni, che prima o poi dovranno essere affrontate. Tuttavia, la Grazia di Dio può superare una montagna di difficoltà e peccati. Perché non state prendendo la medicina Sai, che è la panacea a tutti i mali?
Voi siete i beneficiari di un’istruzione totalmente gratuita presso l’Istituto Sai. La gratitudine che potete dimostrare all’Istituto consiste nel vostro comportamento, come uomini di buon carattere. Non siate mai ingrati verso coloro che sono stati buoni con voi. Non vi è peccato più grande di questo. Il sole, che è la divinità che preside l’occhio, punisce gli ingrati privandoli della vista. Le conseguenze delle proprie azioni possono manifestarsi immediatamente o dopo un certo tempo. Ma sono destinate a presentarsi. Io non chiedo nulla agli studenti. Tutto ciò che voglio è che, nel momento in cui la gente vi vede, possa riconoscervi come nobili prodotti dell’Istituto Sai. Con il vostro cattivo comportamento non dovreste arrecare cattiva fama all’Istituto. Più ancora di un’uniforme bianca, dovreste avere un cuore bianco e puro. Dovete diventare studenti esemplari.
La situazione nel mondo esterno è allarmante. Perfino studenti della decima classe si danno all’alcol e alle droghe. I genitori non li frenano. Né danno il buon esempio. Quando i genitori si scambiano parole, i figli si scambiano pugni. I genitori lasciano briglia sciolta ai figli invece di controllarli. I genitori sono responsabili per tre quarti della cattiva condotta dei loro figli. Un bambino che aveva rubato un mango fu lodato dalla madre per la sua furbizia. Crebbe e divenne un criminale, e fu condannato a morte per omicidio. Prima dell’impiccagione, l’uomo chiese che fosse portata sua madre vicino a lui, e cominciò a strangolarla, dicendo che era lei la responsabile del fatto che fosse diventato un criminale. (Swami raccontò la storia in modo così vivido che l’intera assemblea fu profondamente commossa).
Quando i genitori permettono ai figli di smarrire la retta via, prima o poi ne subiranno le conseguenze. È diventato di moda, in questa era del Kali, lasciare che i figli facciano a modo loro. Si teme che, altrimenti, i figli possano scappare di casa o togliersi la vita. Ma che importa ciò che accade a figli privi di carattere? I genitori, oggi, non possiedono questo tipo di coraggio morale. Continuano ad ascoltare cattive notizie sui propri figli e finiscono la loro vita nella disperazione.
Per la Grazia del Signore, voi giovani siete giunti a Swami. Forse non riuscite ad apprezzare, alla vostra età, tutto ciò che ho detto. Ma col tempo comprenderete la verità delle parole di Swami. Siete stati fortunati ad ottenere qualcosa che pochi altri hanno ricevuto. Eppure lo state scartando con leggerezza. State trascurando i comandi di Swami. Non prestate ascolto alle parole di Swami.
Le persone non ascoltano le parole dei saggi,
ma cadono facilmente preda di cattivi consigli.
Come possono, tali persone, sperare di comprendere Swami?
A che serve tutta la loro istruzione?(Poesia in telugu)
Non ascoltano i buoni consigli. Ma ascoltano le chiacchiere malvagie — con entrambe le orecchie! Come possono aspettarsi di conoscere Bhagawan? Può forse una formica sondare le profondità dell’oceano? Allo stesso modo, non potete comprendere la verità su Swami. Ma potete fare buon uso dell’opportunità che vi è stata concessa. “Sai è venuto a voi grazie al vostro grande merito. Alzatevi! Svegliatevi!“
State tornando alle vostre case per le vacanze. Comportatevi bene. Portate buon nome ai vostri genitori. Guadagnatevi una buona reputazione nella società. Se non avete altro da fare, partecipate a qualunque attività di servizio delle Organizzazioni Sai locali. Che il servizio sia il vostro motto. Questo dovrebbe diventare lo scopo della vostra vita.
Se tutti voi vi comportate in questo modo, quanto potrà beneficiarne e prosperare il Paese. Promuovete il benessere della società. Non cedete ad alcuni piccoli desideri dei vostri genitori. “Oh ragazzo! Sposati presto. Otterrai una ricca dote di lakhs di rupie!” Che vergogna che i genitori parlino in questo modo e che i ragazzi si lascino convincere! Dovrebbe forse un figlio essere venduto in cambio di una ragazza? Che siano dieci lakhs o dieci crore, non vendete voi stessi. Dovete stare in piedi sulle vostre gambe. Dovete fare affidamento sulla vostra forza. Non lasciatevi trasportare da ciò che dicono gli altri. Non diventate schiavi. Siate padroni. Solo allora potrete essere padroni anche sugli altri.
Studenti!
Mettete in pratica almeno una frazione di quanto avete studiato. Immergetevi nella società e impegnatevi nel servizio sociale. Rendete felice la società. Essendo nati nella società, se riuscirete a compiere almeno questo, sarà sufficiente. Ricordate che nulla dura — né il corpo, né la mente, né i sensi. Solo la reputazione sopravvive all’uomo. Questo è ciò che Swami si aspetta da voi. Se otterrete un buon nome e porterete onore all’Istituto dove avete studiato, avrete reso un grande servizio alla Nazione.
Non diventate Ravana. Guadagnatevi un buon nome come Rama. Non aspirate a diventare un Birla, un Kirloskar o un Tata [cognomi di famiglie indiane che hanno dato origine a grandi gruppi industriali, ndt]. Un nome guadagnato semplicemente accumulando ricchezza è effimero. Non vendete voi stessi per denaro. Guadagnate un buon reddito e fatene buon uso. Il denaro guadagnato con mezzi peccaminosi non durerà. O ve lo ruberanno i ladri, oppure ve lo porterà via il dipartimento delle imposte.
Sulla ricchezza vi sono quattro pretendenti: il primo è Agni (il fuoco). Il secondo, i ladri. Il terzo, i parenti. Il quarto, i nemici. Questi quattro sono in agguato per la ricchezza di una persona. Prima che uno di loro ve la porti via, dovreste farne buon uso.
I nostri studenti non dovrebbero bramare il denaro né in materia di matrimonio, né riguardo al lavoro. Lavoro, lavoro, lavoro: questo dovrebbe essere il vostro unico pensiero. Diventate devoti del lavoro. Il lavoro lega l’uomo al mondo. Il corpo è stato dato per compiere azioni rette. Non è stato dato per il godimento dei piaceri carnali.
Madhalasa diede alla luce quattro figli. Quando ciascuno di essi nacque, lei non desiderava che studiassero, andassero all’estero, guadagnassero grandi ricchezze e acquisissero fama e notorietà. Fin da quando i bambini erano nella culla, lei insegnò loro l’ideale del Vairagya (rinuncia). Cantava una ninna nanna ai bambini considerando il Pranava manthra come la culla, il Mahavakya “Tat Tvam Asi – Tu sei Quello” come il letto, la Consapevolezza come la corda che dondola la culla. I quattro Veda erano le catene della culla. Crescendo ogni bambino in questo modo, li mandava nella foresta dicendo loro che là avrebbero trovato il vero riposo.
Il Re Janaka fu, similmente, un cercatore del Brahmajnana (la Suprema Verità). Egli cercava la conoscenza allo scopo della Realizzazione del Sé, e non per il semplice conforto materiale. Convocò un’assemblea di saggi nella quale ottenne grande fama. In quell’assemblea, Gargi intrattenne un dibattito con il saggio Yajnavalkya. Il dibattito si basava sulle scritture. Esso Rimase inconcludente.
Allora Gargi pose una domanda al Re Janaka: “Qual è il segno di uno Sthithaprajna?” (una persona dalla Consapevolezza salda). Il re rispose: “È colui che realizza l’Unità dell’Assoluto. Non vi è un secondo“. Gargi replicò: “Se voi avete realizzato questo stato di Consapevolezza, sarete cosciente solo dell’Unità. In questo momento non siete in quello stato. Io desidero realizzare questa Consapevolezza“.
Gargi aggiunse: “Oh Re! Ho un desiderio. Lo esaudirete?” “Certamente“, rispose il Re. Ella gli chiese di sposarla. Il re rispose: “Ho una sola moglie, Sunethra (colei che ha buoni occhi). Non desidero avere un’altra moglie“.
Gargi disse: “Voi siete un grande Jnani. Avete buoni occhi e la vostra regina è una donna dagli occhi buoni. Posso chiedere quale ricompensa state offrendo al grande Yajnavalkya?” Il re rispose: “Gli darò qualunque cosa egli chieda“.
Yajnavalkya era senza dubbio un grande erudito, ma non aveva un completo controllo dei sensi. Egli chiese nuovamente al re: “Concedetemi Gargi in sposa. Celebrate il nostro matrimonio“. Vi fu grande clamore nella sala dell’udienza. I grandi studiosi presenti domandarono: “Qual è il significato di questa richiesta di Yajnavalkya?“
Gargi allora chiese a Yajnavalkya: “Qual è lo scopo di un matrimonio?” Yajnavalkya rispose: “Avere dei figli“.
Gargi rispose: “No. La moglie è la metà del marito — Ardhangi. Questo significa che ella dovrebbe perseguire il Dharma insieme al marito come Dharmapathni (sposa retta). Il matrimonio è finalizzato alla pratica del Dharma. Non è per il godimento dei piaceri mondani. Il nostro imperatore gode dei piaceri carnali nel suo palazzo. Gli stessi piaceri sono vissuti dai cani randagi. È forse questa la felicità?“
Thyagaraja chiese: “È la ricchezza la fonte della felicità, o il servizio ai Piedi di Loto di Rama?” Gli studenti dovrebbero domandarsi: “La felicità consiste forse nell’ottenere titoli di studio, buoni impieghi o alte posizioni?” La vera felicità consiste nell’acquisizione della saggezza. Tuttavia, finché tale saggezza non sia raggiunta, si dovrebbe cercare di vivere nel mondo con moralità e integrità. Questo dovrebbe essere l’obiettivo, vivendo nel mondo. Tenete lo sguardo rivolto al Divino e conducete la vostra vita nel mondo. Questo è l’insegnamento di Sai. Non è necessario rinunciare al mondo. Non è necessario andare in cerca del lavoro come cani che cacciano briciole. Attenetevi al lavoro che avete e abbiate cura della vostra famiglia. Conducete una vita ideale. Abbiate sempre presente la meta. Gli studenti dovrebbero riconoscere questo e comportarsi di conseguenza. In ciò risiede la vera beatitudine.
Anticamente, dopo che i discepoli avevano completato l’istruzione e prima di entrare nella vita del capofamiglia, si presentavano davanti al precettore per ricevere le sue parole di consiglio. Ciò era simile alle attuali cerimonie di congedo.
Oggi, alcuni di voi stanno partendo per le proprie case dopo aver completato gli studi, e altri si stanno recando in vacanza per poi tornare. Dovete sperimentare la felicità sia che entriate in una nuova fase della vita, sia che facciate ritorno. Non frequentate cattive compagnie.
Come ha detto uno degli studenti intervenuti, coltivate la buona compagnia. Evitate la cattiva compagnia a qualunque costo. Cercate la buona compagnia con tutta la vostra vita. Servite i vostri genitori. Aiutate vostra madre quando esce a fare la spesa. Dovete donare felicità alla madre che vi ha portati per nove mesi nel grembo. Non causate alcun dispiacere alla madre. Siate pronti a porgere una mano d’aiuto a vostro padre. Non sprecate il vostro tempo nell’ozio. Impegnatevi nel servizio sociale. Coloro che sanno cantare partecipino ai Bhajan. Servite i pazienti negli ospedali acquistando medicine o fornendo vestiti, ma non date loro denaro. Se date loro denaro, diventeranno mendicanti. Se prestate servizio in questi modi, riscatterete la vostra nascita umana.
Tenete sempre la mente fissa su Dio. Questo è il vero significato di Upavasa, non l’osservanza di un cosiddetto digiuno seguito da un sontuoso banchetto. (Swami cantò una canzone in kannada per illustrare come certi osservano il digiuno solo per gustare poi un lauto pasto).
Non dimenticate mai Dio. Non credete al mondo, che è in costante mutamento. Non abbiate paura della morte. Se imparate a seguire questi tre principi, potrete compiere qualsiasi cosa. Swami si prenderà cura di voi. Quando gli studenti si lamentano che Swami non parla con loro, dovrebbero comprendere che Swami non desidera parlare con coloro che non danno ascolto alle Sue parole. Se siete buoni, Swami vi parlerà spontaneamente. Se mettete in pratica le parole di Swami, Swami si prenderà cura di voi. Evitate i cattivi amici. Coltivate buone amicizie. Soprattutto, custodite la fede in Dio. Dio è il vostro unico protettore. Non abbiate fiducia in nessun altro. Oggi la sfiducia reciproca è diventata universale. Considerate Dio soltanto come il vostro vero amico. Dimenticate Dio a vostro rischio.
Studenti!
Non avevo intenzione di parlare oggi. Ma il Warden mi ha pregato di rivolgere qualche parola agli studenti. Ho parlato fin troppo spesso. Anche ora sto dicendo le stesse cose. Io non cerco nulla da nessuno. In questi settant’anni non ho mai chiesto nulla. La Mia mano dà sempre. L’unica cosa che desidero da voi è Amore. Il Mio Amore per voi è puro, immutabile e disinteressato. Che valore ha la vostra vita se non riuscite a credere in un Amore simile? Credeteci. Voi riponete fiducia in persone doppiogiochiste. Perché non rimanete fedeli alla verità che conoscete? Ricevete il Mio Amore puro con un cuore puro. Rendetevi santi. Vivete nell’Amore. L’Amore è Dio. Tenete a mente quello che Swami ha detto e considerate le parole di Swami come una luce guida per la vostra vita. Con la luce del consiglio di Swami nei vostri cuori potrete proseguire nel viaggio della vita per tutto il tempo che volete. Ricordate con amore Dio, che è ogni cosa.