Discorsi Divini

La strada verso la Beatitudine

Data: 20 Ottobre 1966
Occasione: Dasara
Luogo: Prasanthi Nilayam

Occhi fatti di materiale terreno, intelligenza plasmata da sensi incompetenti – con questi non potete comprendere Me. Il jnana netram (l’occhio della pura saggezza), soltanto può vedere il Signore in tutta la Sua Gloria. Quell’occhio si ottiene mediante shravana, manana e nidhidhyasana (ascoltare, riflettere e meditare). Ascoltate con fede; riflettete con discernimento; meditate con devozione unidirezionale. Allora la verità sarà rivelata e i dubbi scompariranno. Arjuna, Janaka e Parikshith ebbero tutti la fortunata occasione dello shravana; la seguirono con riflessione e meditazione e così furono benedetti dalla realizzazione. Il processo è una trasformazione interiore, una scoperta interiore. La nebbia è interiore, il velo è sulla porta del cuore: il velo che Tyagaraja pregò il Signore Srinivasa di spostare via dal cammino.

Non scegliete tonici e medicinali per la malattia che avete diagnosticato come vostra e, credendo nelle etichette e nelle pubblicità, non iniziate ad usarli. Prendete il consiglio di un medico che abbia conosciuto i problemi peculiari del vostro corpo e il suo mantenimento; accettate la sua diagnosi e la sua prescrizione con piena fede. Costui è chiamato il Guru; Egli aiuterà il processo di rimozione del velo.

Quando il velo è rimosso, Dio può essere sperimentato ovunque in pienezza. Quando qualcuno disse a Socrate che non poteva vedere Dio nel cielo o nelle regioni superiori dello spazio, che gli uomini indicavano come dimora della Deità, egli disse che Egli può essere visto soltanto indossando una lente triplice sull’occhio: bhakti, o prema o adorazione; viveka o discernimento; e vairagya o rinuncia. Prahlada indossò queste lenti ed Egli Lo vide ovunque, nella colonna e nella pianta. Suo padre aveva bendato il proprio occhio con dubbio cinico e così non poté vederLo.

Vi era un re che cercava un maestro che potesse condurlo in paradiso; era così presuntuoso e inebriato dal potere da ritenere di meritarlo. Quando qualcuno si faceva avanti, egli lo tempestava con domande tanto impossibili che rimanevano atterriti dalla sua impertinenza; tuttavia, il re non si limitava a questo. Li gettava in prigione. Alla fine, un uomo si presentò promettendo di mostrargli la via. Fu condotto a corte e fatto sedere davanti al re. L’uomo, però, non prestò alcuna attenzione al re, ma iniziò a conversare con i cortigiani, i paggi e gli attendenti, informandosi della loro salute e augurando loro ogni bene.

Il re si adirò per tale negligenza alla sua alta autorità e ordinò ai soldati di condurlo fuori e di infliggergli una severa bastonatura. L’uomo disse: “Prima che io sia condotto fuori, permettetemi di dirvi questo: mi deve essere inflitta una severa bastonatura perché non vi ho rispettato per primo, ma vi ho oltrepassato e ho parlato con questi vostri servi. Ebbene, Dio è il Re dei re, il Signore di tutti i mondi; voi Lo avete trascurato; Lo state oltrepassando; parlate soltanto con questi servi; considerate quale punizione meritate per questo“. Il re si rese conto del suo errore e ringraziò il maestro per aver rimosso il velo della presunzione.

L’ego è alla radice di tutte le fazioni che oggi privano il mondo della pace. L’individuo lotta contro l’individuo, il Paese odia il Paese; in ogni campo, in ogni comunità, odio e invidia hanno pieno corso. Le persone il cui naso cola quando tossiscono, come possono mantenerlo sul volto quando starnutiscono? [Chi non riesce a controllarsi nelle piccole cose, come può mantenere il controllo nelle grandi?, ndt] Coloro la cui collera si accende per cose futili in casa, come possono placare i popoli di nazioni straniere che combattono in guerra? La causa è in noi stessi; ma accusiamo gli altri e moltiplichiamo il malcontento, mediante avarizia e paura. Quando qualche aspirante segue un santo, un altro gli chiede perché; e quando la risposta è che ciò è finalizzato all’ottenimento della pace mentale, questi fa del suo peggio per gettare dubbio e farlo tornare indietro. Ghandikota Sastry ha detto proprio ora che gli ho donato un Sivalinga per la puja con l’osservazione che era il Mio Swarupam. Non gradisco questo contributo alla pubblicità; desidero pubblicità per gli Insegnamenti e per il Messaggio. Desidero tatwa-prachara, non vyakti-pracharapubblicità ai princìpi, non agli individui. Questo è più importante. Non vi è alcun bisogno di parlare di Me.

Vi sono alcuni vyaktis (individui) che pubblicano le loro realizzazioni e si vantano di camminare sull’acqua o di volare nell’aria e sfidano gli altri a fare altrettanto. È una realizzazione di gran lunga maggiore e molto più utile se un uomo può liberarsi dall’invidia, dall’orgoglio, dall’avidità e dalla malizia. Questa è anche una realizzazione più difficile, come dimostrato dal loro comportamento. La persona che è stabilita nella propria Divinità non può essere scossa da queste cose. Totapuri volle che Ramakrishna dovesse rinunciare persino alla sua Ishtadevata Kalimata, quando aspirò alla Beatitudine Suprema, e aiutò Ramakrishna a superare il suo attaccamento profondamente radicato a quel Nome e Forma. Che cosa dobbiamo dire allora dell’attaccamento al mero nome e fama di questi yogi e rishi (saggi), al tempo presente? Non muoveranno un dito; non rinunceranno ad un solo desiderio o abitudine; non possono rinunciare a un pasto, né restare seduti in silenzio per un’ora; ma si aspettano che Dio conceda loro l’immortalità e che gli uomini li prendano come esempio!

Le persone diventano anemiche e allora sono soggette a essere colpite da febbri più gravi, perché le loro forze di resistenza sono indebolite. Così pure, quando perdono la fede in Dio, perdono la fede in sé stesse; quando perdono la fede nella propria forza e Divinità, perdono la fede nella fonte di quella forza e Divinità, vale a dire Dio. Allora diventano vittime di orgoglio, odio e invidia e di altre febbri acute simili, che le privano della salute mentale. Per sfuggire all’anemia derivante dalla mancanza di fede, praticate il namasmarana (ricordo del Signore), la lettura delle scritture e la contemplazione sull’evanescenza del mondo con tutti i suoi incanti. La vibhuti (cenere sacra) che spalmate sulla fronte è destinata a trasmettere questa lezione spirituale fondamentale: tutto sarà ridotto in cenere, compresa la fronte che la porta.

Benché Io vi stia parlando da mezz’ora, la Mia preoccupazione è maggiore per i ragazzi dietro la tenda, là nel camerino. Si stanno preparando a rappresentare il dramma Radha bhakti e sono così entusiasti al riguardo che non hanno trovato tempo, neppure per il cibo. L’Amore che questi ragazzi nutrono verso Me e l’Amore che Io riverso su di loro sono cose che soltanto loro e Io possiamo conoscere. Posso dire che è proprio questo prema che Mi ha indotto a esprimere, attraverso questo dramma, la bhakti di Radha. Benché persuadiamo questi ragazzi della pathashala ad andare a casa durante le vacanze estive e a restare per alcune settimane con i loro genitori, essi non colgono l’occasione; iniziano a piangere quando pensano di partire. I loro cuori puri sono saturi di dolce devozione.

Non sono propenso ad affidare questi ragazzi alle cure di altri, per quanto riguarda questo dramma. Così Io stesso ho supervisionato le prove; Io stesso ho preparato i loro costumi e il loro trucco. Ho anche condotto qui, dai loro villaggi lontani, i genitori dei ragazzi che compariranno sul palco, affinché anch’essi possano condividere la gioia. Che siano colmi di emozione per l’opportunità di vedere i loro ragazzi rappresentare, alla Mia presenza, un’opera che Io ho scritto per loro e per voi. L’opera stessa contiene, nei dialoghi, nei canti e nelle parole, la quintessenza di una dozzina di Miei discorsi; ora i ragazzi forniranno risposte ai dubbi che assillano l’intelligenza di ciascuno di voi. Guardate; ascoltate e traetene beneficio.

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