L’Atma è la base fondamentale di ogni cosa
Data: 10 Settembre 1996
Luogo: Prasanthi Nilayam
La lingua si muove tra i denti senza subire danno.
Allo stesso modo, è bene che le persone si comportino con attenzione e cautela mentre conducono la propria vita nella società.
Non dimenticate mai queste parole di saggezza.(Poesia in telugu)
Adi Sankara insegnò che il mondo è come un palcoscenico teatrale, sul quale l’uomo recita la propria parte, sperimenta piacere e dolore, e alla fine abbandona la propria vita.
La vita umana è instabile come una goccia d’acqua su una foglia di loto.
Questo corpo è un covo di malattie e attaccamenti.
L’intero mondo è pieno di dolore e sofferenza.
Perciò, oh gente stolta, cantate il nome di Govinda.(Poesia in telugu)
La vita umana è colma di dolore, delusione e sconforto. Ogni istante è pieno di paura, incertezza e dubbi. Non vi è nulla di certo nella vita e ovunque vi è timore. Come può l’uomo liberarsi dalla paura?
Questa vita è piena di paura.
Il mondo è come un padmavyuha (formazione militare a forma di loto)
dal quale non si riesce a trovare via d’uscita.
Sono forse le prove e le tribolazioni gli unici compagni di coloro che non hanno alcun rifugio?
Sono forse le lacrime di dolore l’unica ricompensa per le famiglie già rovinate?
Trovate rifugio nel principio dell’Atma.(Canzone in telugu)
Come si può ottenere la felicità in questa vita umana, che è piena di paura, dubbio, agitazione ed ego? Persino la felicità che ottenete è accompagnata dalla paura. L’assenza di paura non si riscontra da nessuna parte nella vita.
Allora, come può l’uomo liberarsi dalla paura? L’assenza di paura si trova laddove vi è distacco. Come si può sviluppare il distacco? È possibile solo nella vicinanza di Dio. Ecco perché Sankara insegnò: “Oh uomo, per liberarti dalla paura e raggiungere uno stato di assenza di paura, prendi rifugio nel principio dell’Atma. Solo allora potrai comprendere la realtà“. Felicità, merito, guadagno e luce non sono altro che assenza rispettivamente di dolore, peccato, perdita e oscurità. In realtà, non sono separati gli uni dagli altri. L’Atma è la base fondamentale e la sorgente di tutte queste cose.
Ecco un fiore con numerosi petali. Questi petali sembrano diversi l’uno dall’altro, ma tutti hanno origine dalla stessa fonte. Il fiore è uno, benché i petali siano sono molti. Allo stesso modo, innumerevoli onde hanno origine dall’oceano infinito. Nessuna onda appare identica all’altra. Le onde sono molte, ma la loro origine, cioè l’oceano, è una sola. Nelle onde si trovano la stessa umidità, freschezza e salinità che si trovano nell’oceano.
Dalle onde emerge la schiuma. Le onde sono la base della schiuma, e l’oceano è la base delle onde. L’acqua dell’oceano assume la forma delle onde, e l’acqua nelle onde si manifesta come schiuma. Ma, in realtà, tutti e tre sono uno. Questo è il non-dualismo (advaita).
Allo stesso modo, una persona è la combinazione di corpo, mente e Atma. La mente è la base del corpo, e l’Atma è la base della mente. In verità, l’Atma è la base fondamentale di ogni cosa. Questo è il principio del non-dualismo insegnato da Sankara. Le persone che non realizzano questa verità si incamminano verso la via fisica, effimera e mondana, e affrontano molte difficoltà e sofferenze prima di riuscire a realizzare il principio dell’Atma.
Il re Suddhodana fu benedetto con un figlio dopo una lunga attesa. Lo chiamò Siddhartha. Un giorno un nobile saggio giunse al palazzo del re Suddhodana. Vedendo il piccolo Siddhartha, pronunciò una dichiarazione profetica: “Oh re! Tuo figlio diventerà un rinunciante“. Udite queste parole, il re fu preso dalla paura. Da quel giorno in poi si premurò che Siddhartha non uscisse dal palazzo affinché non vedesse la sofferenza, la malattia e la miseria presenti nel mondo. Lo fece sposare all’età di 16 anni e gli fornì nel palazzo ogni benessere e comodità.
Tuttavia, un giorno, Siddhartha uscì dal palazzo per vedere il mondo esterno. Mentre si trovava sul carro, vide un vecchio decrepito camminare a fatica con l’aiuto di un bastone. Siddhartha chiese al cocchiere: “Che tipo di animale è questo? Sembra un animale piuttosto strano” Il cocchiere rispose: “Oh principe, è anche lui un essere umano come noi. Con l’avanzare dell’età, il corpo diventa debole e deformato“. Siddhartha, sorpreso, domandò: “Tutti arriveranno a questo stadio con l’avanzare dell’età?” “Nessuno è un’eccezione. È la legge della natura“, rispose il cocchiere.
Dopo aver percorso un altro tratto di strada, Siddhartha vide un malato che tossiva, ansimava e soffriva molto. Siddhartha chiese: “Che cos’è questo? Perché soffre così tanto?” Il cocchiere rispose: “Oh principe, quest’uomo è malato. Questo corpo è un covo di malattie. Nessuno può dire quando e come una persona sarà colpita da una malattia“. Questo turbò la mente di Siddhartha. Proseguendo ancora, vide un cadavere portato da quattro persone. Chiese al cocchiere: “Che cos’è questo? Che cosa stanno portando?” “Stanno portando un corpo morto“, rispose il cocchiere.
“Che cosa intendi per corpo morto?” chiese Siddhartha.
Il cocchiere replicò: “È un corpo privo di vita. Quando nel corpo vi è il principio vitale, esso è sivam (fausto); quando il principio vitale abbandona il corpo, esso diventa savam (cadavere)*”.
Siddhartha gli domanndò: “Tutti muoiono, un giorno?” “Nessuno può sfuggire alla morte” rispose il cocchiere.
Dopo aver udito tutto ciò, Siddhartha tornò al palazzo. Tutto quello che aveva visto lo colpì profondamente. Dopo essere tornato a casa, non riusciva né a mangiare né a dormire. Lanciò uno sguardo di distacco verso la moglie Yashodhara e il figlio Rahula, che dormivano profondamente. Concluse che il mondo è pieno di dolore e paura. Rendendosi conto che tutto era effimero e irreale, sviluppò un intenso sentimento di rinuncia.
Tutti voi incontrate molte persone malate, anziane e cadaveri, ma non sviluppate il senso di distacco come fece Siddhartha. È solo per Grazia di Dio che si sviluppa un tale intenso sentimento di rinuncia.
Ecco una breve storia. Una volta, un principe si recò nella foresta per una battuta di caccia. Dopo aver vagato a lungo nella foresta, si sentì molto stanco e assetato. Incontrò un’Ashram e vi entrò in cerca d’acqua. Il saggio che risiedeva nell’ashram gli chiese: “Chi siete? Da dove venite?” Il principe rispose: “Il mio nome è Jitendriya e vengo dal regno di Jitendriya. Vi prego, datemi un po’ d’acqua per placare la mia sete“. Il saggio gli offrì un posto a sedere e gli diede dell’acqua da bere. Il saggio pensò: “Ci sono persone in questo mondo che si chiamano Dharmaraja, ma si comportano in modo del tutto ingiusto. Egli viene dal regno di Jitendriya e il suo nome è anch’esso Jitendriya (colui che ha conquistato i sensi). Si comporterà in accordo con il suo nome? Vediamo“. Il saggio chiese al principe di consegnargli i suoi abiti reali e di indossare egli stesso una veste da asceta. Prese i vestiti del principe, vi spruzzò sopra un liquido rosso e si mise in cammino verso il regno di Jitendriya. Alla porta del palazzo, la sentinella salutò con rispetto il saggio e gli chiese il motivo della sua visita. Egli rispose che il principe era stato ucciso da un animale selvatico nella foresta e che era venuto a riportare gli abiti del principe. Chiese che fosse trasmesso questo messaggio al re.
La guardia sorrise e chiese: “Chi è libero dalla morte? Chiunque nasca è destinato a morire. Nascita e morte vanno insieme. Nelle ferrovie vi è una consuetudine: su ogni vagone ferroviario viene impressa la data in cui deve essere riportato in officina per riparazioni e riverniciatura. Allo stesso modo, ognuno ha una data di ritorno, anche se non è visibile.
Dopo aver udito le parole della sentinella, il saggio si recò egli stesso dal re. Lo informò che suo figlio era morto e finse di piangere. Mentre il rinunciante si lamentava, il re rideva e gli disse: “Tu indossi una veste color ocra, ma le tue parole non si addicono a un rinunciante. Perché piangi? Non c’è nulla di cui rattristarsi o preoccuparsi. Al tramonto, centinaia di uccelli s’appollaiano su un albero per riposare. Il mattino successivo volano via. Qual è il legame tra i vari uccelli? Allo stesso modo, sull’albero della mia famiglia, uccelli come moglie e figli si posano per un po’ e poi si allontanano. Nessuno può dire quando e dove ciascuno di essi partirà. Non vi è alcuna ragione di rattristarsi per la loro partenza. È una legge della natura“. Il saggio si recò quindi dalla regina, pensando che, in quanto madre, si sarebbe addolorata per la morte del figlio. Le disse: “Madre! Vostro figlio è morto. Ecco i suoi vestiti“. Anche lei rise. “Oh Sadhu! Tu sei uno che ha rinunciato a tutto nel mondo. Come puoi nutrire preoccupazione per ciò che è effimero? La vita è come una locanda dove i viandanti sostano per un po’ e poi ripartono. Ciascuno ha il proprio momento di partenza. Non vi è alcun bisogno di rattristarsi quando qualcuno lascia il mondo“. Il saggio si recò infine dalla moglie del principe per vedere se almeno lei reagisse in modo diverso. Le diede la notizia della morte del marito. Lei osservò: “Quando piove, cadono foglie e rami da un albero. Quando c’è un’inondazione, due pezzi di legno si uniscono per un po’ e poi si separano di nuovo. In questo oceano della vita, io sono uno di quei pezzi; il principe era l’altro. Ci siamo incontrati e ci siamo separati. Perché sorprendersi o lamentarsi per questo? La causa di tutto ciò è l’attaccamento o il senso di possesso. Gli eventi in sé non sono da biasimare. Essi devono accadere. Perché preoccuparsene?” Il saggio si rese conto che quanto detto dal principe riguardo al regno era tutto vero. Tuttavia, volle mettere alla prova il principe di persona. Ritornò all’eremitaggio ed esclamò davanti al principe: “Oh principe! Il vostro regno è stato invaso e vostro padre e vostra madre sono stati fatti prigionieri. Dovete partire immediatamente per riconquistare il regno e liberare i vostri genitori. Preparatevi alla guerra“. Il principe rispose: “Tutto ciò che è accaduto è secondo la Volontà di Dio. Non ho portato quel regno con me alla nascita. Potrò forse portarlo con me alla morte? Perché dovrei fare la guerra per riconquistarlo? Non è il mio regno. Il mio regno è il regno dell’Atma. Sto cercando di realizzarlo. Questo è il regno del cielo. È questo che cerco di ottenere. Non si può ottenerlo con la guerra. Esso può essere conquistato solo con l’Amore. Non ho interesse per altri regni“. Allora, il rinunciante si prostrò davanti al principe e confessò: “Noi indossiamo vesti color ocra, ma non possediamo alcuna delle qualità dei veri rinuncianti. Quanti capifamiglia conducono vite libere da attaccamenti mondani!” Un essere umano dovrebbe manifestare qualità umane. Ora racconterò un’altra storia per mostrare che qualunque ruolo si debba recitare nella vita, si deve essere fedeli ad esso. Una volta, un attore si recò alla corte di un re, indossando il costume di Sankara, proclamando con forza l’irrealità di tutte le relazioni umane e l’impermanenza dei possedimenti mondani. Recitava i versi di Sankara:
I rapporti come madre, padre, fratelli, sorelle e amici non sono reali.
Casa e ricchezze sono anch’esse illusorie. Perciò, fate attenzione! fate attenzione!
Mata nasti, pita nasti, nasti bandhu sahodara, artham nasti,
griham nasti, thasmath jagrata jagrata.(Verso in sanscrito)
La nascita è una miseria, la vecchiaia è una miseria, la famiglia è una miseria, e la morte è una terribile miseria. È stato detto: il giusto studio dell’umanità è l’uomo. Che cos’è l’umanità? Che cosa significa? Significa l’unità di pensieri, parole e azioni. Questo è chiamato trikarana suddhi nel linguaggio vedantico. Laddove vi è unità, vi è Amore. Quando l’Amore si manifesta in voi, il loto del vostro cuore sboccia. Sviluppate lo spirito di distacco quando il vostro cuore fiorisce d’Amore. Se una persona non ha sviluppato il distacco, ciò significa soltanto che il suo cuore non è sbocciato d’Amore. Privi d’Amore, si conduce una vita animale.
Lo stesso fu insegnato dal fanciullo Prahlada a suo padre Hiranyakasipu quando gli disse: “Oh padre! Voi avete acquisito ogni tipo di conoscenza, e avete studiato le scritture e il Vedanta. Ma non ne avete compreso l’essenza“. Persino le bestie selvagge hanno una certa gentilezza e compassione, ma Hiranyakasipu sottopose suo figlio a ogni tipo di tormento senza alcuna traccia di compassione. In realtà, egli era peggiore di un animale. Colui che trae piacere nel torturare gli altri è, in verità, un animale. Perciò, siate buoni e fate il bene. Allora avrete ogni bene nella vostra vita. Se desiderate che la vostra vita sia buona, sviluppate buone qualità.
Sankara percorse in lungo e in largo il Paese, insegnò il principio del non-dualismo (advaita), instillò coraggio nelle persone per sollevarle dalle loro sofferenze, e inculcò in esse i valori umani.
Il verso immortale di Sankara “Bhaja Govindam” racchiude l’essenza dei suoi insegnamenti. Quando Sankara recitò i primi 12 versi di questo poema, ciascuno dei suoi discepoli contribuì con una propria strofa per trasmettere la conoscenza del non-dualismo al popolo. In quei giorni, il principio del non-dualismo era saldamente radicato in Bharat (India). Ma, a causa dell’influenza dell’epoca moderna, oggi le persone non lo mettono in pratica nella loro vita quotidiana.
Incarnazioni dell’Amore!
Non vi sto chiedendo di diventare tutti rinuncianti. Compiete il vostro dovere e mantenete la mente fissa in Dio. Comprendete che vi è una base fondamentale unica per ogni cosa. Una volta riconosciuta questa verità, svilupperete automaticamente il distacco. Non è possibile sviluppare il senso del distacco con la forza. Quanto più svilupperete Amore per Dio, tanto più il distacco crescerà in voi.
Perciò, fate attenzione! fate attenzione!
Janma dukham jara dukham, jaya dukham punah punah,
antya kale maha dukham, thasmat jagratha jagratha.(Verso in sanscrito)
L’attore offrì, per un’ora intera, una potente esposizione del non-dualismo (advaita), del principio dell’Atma e dell’unità del genere umano.
Compiaciuto dalla sua interpretazione, il re ordinò al ministro di offrire all’attore un piatto colmo di monete d’oro. Ma l’attore rifiutò fermamente di accettare il dono, affermando che sarebbe stato indegno da parte sua riceverlo nel ruolo di Sankara. Disse: “Ho assunto la forma di un rinunciante (sannyasi) e indosso vesti color ocra. Non è qualità di un rinunciante ricevere monete d’oro in dono. Non sono venuto qui per ricevere alcuna ricompensa. In verità, mi state disonorando offrendomi una ricompensa“. Detto ciò, l’attore lasciò il palazzo.
Il giorno seguente, lo stesso attore apparve nel ruolo di una bellissima danzatrice ed eseguì una danza eccellente davanti al re. Il re fu così colpito dalla danza che ordinò al ministro di offrire alla danzatrice un piatto di monete d’oro. Questa volta, la danzatrice rifiutò di accettare ciò che le era stato offerto, ritenendolo una ricompensa troppo esigua per la sua esibizione.
Il ministro, che si era accorto che la danzatrice era la stessa persona che il giorno prima si era presentata come Sankara, chiese all’attore la ragione per cui aveva rifiutato il piatto di monete d’oro il giorno precedente, mentre ora ne chiedeva di più. L’attore spiegò di aver rifiutato l’offerta precedente in coerenza con il ruolo di rinunciante che stava interpretando. Ma, nel ruolo di danzatrice, era libero di chiedere di più, poiché era naturale per le danzatrici guadagnare quanto più possibile.
Siete nati come esseri umani. Perciò, comportatevi in modo degno della vostra condizione di esseri umani. Questo è l’insegnamento di Sankara. La vostra condotta deve essere conforme al ruolo che state recitando. Oh genti! Avete forma umana. Perciò, la vostra condotta e il vostro comportamento devono manifestare qualità umane. Altrimenti, siete un disonore per l’umanità stessa.
Il segreto sta nel volgere la mente verso Dio. Ecco una serratura, ed ecco una chiave. Girate la chiave verso destra e la serratura si apre. Giratela verso sinistra e si chiude. Il vostro cuore è la serratura e la mente è la chiave. Volgete la mente verso Dio e otterrete la liberazione. Volgetela verso il mondo e otterrete la schiavitù.
Ecco perché è stato detto: “La mente è causa di schiavitù e di liberazione (Manah eva manushyanam karanam bandhamokshayo)“. Potreste dubitare di come si sviluppi l’attaccamento quando volgete la mente verso il mondo. Ecco un esempio. Ora avete due gambe. Ma dopo aver terminato gli studi e aver ottenuto un impiego, i vostri genitori vi faranno sposare una ragazza. I vostri genitori potranno organizzare il matrimonio, oppure sarete voi stessi a sposare una ragazza. Qualunque sia il caso, dopo il matrimonio avrete quattro gambe. Quando avrete dei figli, andrete ad aggiungere ancora altre gambe. Man mano che aumentano le gambe, il vostro movimento sarà ostacolato. Questa è schiavitù. E tale schiavitù non proviene da qualche altro luogo; proviene dai vostri stessi desideri.
Meno bagaglio, più comodità: questo rende il viaggio piacevole. La vita è un lungo viaggio. Riducete il bagaglio dei vostri desideri per sperimentare felicità e conforto in questo viaggio della vita. Quanto più ridurrete i vostri desideri mondani, tanto più felicità sperimenterete. Svolgete con impegno i vostri doveri, mantenendo la mente fissa sul fine della vita.
(Bhagavan ha concluso il Suo Discorso con il bhajan: “Bhaja Govindam, Bhaja Govindam…“).