Trascorrete i vostri giorni con Siva
Data: 04 Marzo 1962
Occasione: Shivarathri
Luogo: Prasanthi Nilayam
Guardando questo vasto mare di volti non sento il desiderio di parlarvi; desidero trarre beatitudine (ananda) semplicemente guardandovi da qui; osservando la vostra devozione e la vostra fede. Voi guardate Me, Io guardo voi – cos’altro è necessario affinché la beatitudine sgorghi? Voi bramate di udire le Mie parole e ascoltare la Mia voce. Questa è la misura del vostro amore. Siete così abituati a sentire la gente parlare che, se non ascoltate, le vostre orecchie soffrono! Se non parlano, le loro lingue diventano irrequiete e persino agitate. Entrambe sono così abituate all’attività che ora vi risulta difficile sedervi in silenzio per alcuni minuti, in comunione con il silenzio dentro di voi! L’uomo è chiamato così perché le persone hanno la capacità di godere del manana (contemplazione interiore del significato e del valore di ciò che si è udito) – non solo questa capacità, ma anche l’impulso verso la vita interiore. Ma voi non siete ancora usciti dallo stadio dell’ascolto, e gli insegnanti non sono progrediti oltre lo stadio del parlare, così oggi bramate il Mio discorso. Rama Sharma ha recitato alcune belle strofe da lui composte su Siva e sui mezzi per ottenere la Sua Grazia, evidentemente perché oggi è Sivarathri. Le poesie sono così colme di dolcezza che non dovreste scartarne neppure la scorza. Egli ha descritto il Signore come lo spirito interiore di ogni essere vivente e vi ha esortato alla recitazione incessante del Nome del Signore.
Tuttavia, alcuni di voi potrebbero chiedersi perché. Alcuni sono venuti da Me e Mi hanno posto proprio questa domanda: “Sono anni che ci dedichiamo a questa pratica spirituale; abbiamo scritto il nome di Dio centinaia di migliaia di volte, lo abbiamo ripetuto incessantemente per molti anni, ma non abbiamo avuto successo! Perché non abbiamo raggiunto la meta?” Desidero che ciascuno di voi cerchi dentro di sé la risposta. Esaminate il vostro impegno e i risultati ottenuti e giudicate le vostre pratiche spirituali, senza il Mio aiuto. Avete desiderato ardentemente, avete sofferto, avete pianto per il Signore come fece Thyagaraja, per esempio? Avete versato lacrime di contrizione, lacrime di esultanza mentre ripetevate il Suo Nome, così pieno di dolcezza e bellezza, mentre visualizzavate la Sua Forma, così colma di Grazia e incanto? Forse avete pianto, ma chi sa per cosa, chi conosce l’impulso che vi ha trascinato in quella tristezza? Furono lacrime versate per paura, o avidità, o orgoglio – o perché il Signore non era vicino? Un bambino siede con un libro delle Upanishad in grembo e ne sfoglia le pagine, attento alle righe stampate e osservando i caratteri curiosi, deliberatamente, lentamente e con grande cura. Un monaco fa lo stesso. Potete paragonarli e dire che stanno compiendo lo stesso atto? Il bambino è ignaro del tesoro che ha tra le mani; il monaco entra in contatto immediato con il potere spirituale trasmesso da quelle righe. Scoprite da soli se anche le vostre pratiche spirituali sono state intenzionali e sincere, vigili e fruttuose. Nella sua poesia, Rama Sharma ha cantato di Sayisa, il Sayi, come Isa, o Iswara, o Siva Sayi, come ama chiamarMi. Parlò della grande, quasi incommensurabile, indescrivibile gioia del fondersi con Siva-Sayi e della devozione e dell’Amore necessari per quel compimento. Mentre descriveva tutto ciò, potevo vedere che eravate entusiasti. L’esaltazione da cui nacque quel canto e la gioia che egli stesso ha provato mentre lo leggeva davanti a noi, sono un mezzo sicuro per raggiungere quella meta, lasciate che ve lo assicuri. Chiunque abbia entusiasmo, fermezza, determinazione nel raggiungere la meta, avrà certamente successo. Coltivate quella fede nel successo finale; non disperate, non mormorate, non dubitate. Questo è il Mio consiglio per tutti. Il successo è un vostro diritto di nascita e dovete ottenerlo prima che tardi.
Prima di tutto, non date spazio al cancro del dubbio. Perché discutere su di Me, su questo o quel punto che Mi riguarda? Chi è esattamente il Baba di cui discutete e dibattete! Che importanza ha per voi chi Io sia? Ciò che vi riguarda è il vostro obiettivo, il vostro ideale, la vostra esperienza, il vostro sforzo, non è così? Perché allora preoccuparvi della Mia origine, della Mia natura, del Mio mistero, del Mio miracolo? La cosa fondamentale è la mano, e la coppa che essa tiene è secondaria. Ciò che è sorretto ha minore importanza del sostegno, della Realtà Fondamentale, dell’Esistenza Pura. Quando non riuscite a penetrare nella vostra stessa Realtà Fondamentale, perché sprecare tempo nell’esplorare l’Essenza della Divinità? In realtà, potete comprendere Me solo quando avrete compreso voi stessi, la vostra propria Verità Fondamentale. Il grossolano può afferrare solo il grossolano; le sue categorie di conoscenza possono procedere solo fino a quel punto. I pesci muoiono se devono respirare l’aria sopra l’acqua. I bambini possono imparare l’alfabeto solo con l’aiuto di lavagnette, ardesie, matite e pezzi di gesso. Gli aspiranti spirituali, passando attraverso gli abbecedari della spiritualità, hanno bisogno di simboli, immagini e rituali. Non potete scartare Nome e Forma finché non vi sarete trasmutati nel Senza Nome e Senza Forma – così come i pesci hanno bisogno dell’acqua e non possono salire nell’atmosfera finché non si trasmutano in animali terrestri, abbandonando la loro natura acquatica. Ecco perché il Senza Nome e Senza Forma spesso deve assumere Nome e Forma, e presentarsi all’umanità con limitazioni imposte dalla propria Volontà, affinché possa essere amato, rispettato, adorato, ascoltato e seguito, affinché lo scopo dell’umanità possa essere adempiuto.
Un elefante di legno, per quanto artisticamente perfetto e realistico, non è che un giocattolo; non può produrre la consapevolezza dell’elefante autentico. Una biblioteca colma di libri è incapace di trasmettere il tocco autentico del guru vivente. Potete peregrinare in dieci templi e poi, infine, arrivare qui, credendo che questo sia l’undicesimo. Ciò è tanto vano quanto vagare dalla decima biblioteca all’undicesima. Dovete vedere, ascoltare, studiare, osservare, sperimentare e riflettere; solo allora potete comprendere Me. Allora comprenderete che Io sono l’Amore (Prema) stesso; che dono una sola cosa, la beatitudine (ananda), attraverso l’Amore. Il Mio compito è distribuire conforto, coraggio e pace. Vale a dire, le Mie caratteristiche sono quelle antiche e autentiche; solo la Forma Manifestata è nuova. Il Mio desiderio – se così posso esprimerMi – è questo: sempre più persone dovrebbero desiderarMi. Il desiderio poteva realizzarsi solo se Io avessi assunto questa Forma e fossi venuto tra voi. Coloro tra voi che hanno seguito il dispiegarsi della Mia storia lo avranno ormai scoperto, sebbene anche ai migliori di voi non sia rivelata che una frazione del mistero. Siete come un pubblico telugu che assiste a un film in tamil, o viceversa. Le sfumature, i significati più sottili, i sensi più profondi sono tutti fuori dalla portata. Il Mio linguaggio, il Mio ruolo, la Mia missione, il Mio scopo possono essere compresi solo in modo generale stando fino alla fine del film, osservando con serietà e vigilanza e cercando di cogliere il significato di ogni parola e di ogni atto con paziente attenzione.
Di fatto, il linguaggio è un impedimento nel rapporto con Me. Tutte le lingue hanno un loro posto nel corso degli uomini, nel manifestare i loro sentimenti, nel nascondere le loro debolezze, nel modellare i loro pensieri, etc. Ma Io parlo e ascolto il linguaggio dell’anima. Le parole pronunciate dalle lingue degli uomini confondono e disorientano; generano fazioni e sette; innalzano muri. Però, le parole che emanano dall’anima irradiano Amore e concordia. Le pratiche spirituali devono essere intraprese dopo aver raggiunto un buon carattere; ciò è molto importante. In mezzo all’impurità, alla malvagità e al male, lo sforzo spirituale sarà infruttuoso. È come il gioiello nella testa del cobra, al centro del veleno e della crudeltà. Alcuni vengono qui e ottengono pace e gioia, ma dopo anni di condivisione e servizio, cadono preda della sregolatezza e ricadono nella vecchia palude, decadendo al punto da rinnegare la propria esperienza e tradire la propria coscienza! Non che Io sia ansioso che essi Mi adorino o Mi seguano; tutt’altro. Chiedo solo che la verità venga proclamata, indipendentemente dalla compagnia in cui vi siete trovati; ci deve essere il coraggio delle proprie convinzioni, che vi aiuti a superare la tentazione di rinnegare le gioie che avete tanto care.
Altri ancora vengono travolti da dimostrazioni isteriche di certi individui dalla mente debole, che vengono descritti come se Io parlassi attraverso di loro o agissi mediante loro! Sappiatelo da Me: Io non Mi abbasso a tali assurdità! Non uso altri come Miei strumenti; non ne ho alcun bisogno. Non Mi dimeno da una parte all’altra e non farnetico! Ma come? Persino coloro che torturano il proprio corpo e sopportano i dolori dell’ascesi per anni, finché i formicai li ricoprono e diventano rigidi come tronchi d’albero, trovano difficile realizzare il Signore. Come potrebbero allora questi perditempo, che si rimpinzano e vagano come schiavi dei loro sensi, ottenere quello stato così a buon mercato? I loro gesti, le loro parole, le loro azioni sono vuoti e vani; coloro che bruciano incenso davanti a loro e li venerano si allontanano da Me e corrono dietro alla falsità. Come può il Pieno trastullarsi con l’infimo e indossare i paramenti del futile? Quando Dio è venuto assumendo una Forma, sappiatelo da Me, non riempirà vasi inferiori, né ornerà cose dozzinali, né entrerà in corpi impuri. Quindi, non esaltate queste falsità e non rovinate quegli sventurati. Trattateli con severità, e saranno guariti. Chi ha visto lo splendore del diamante non si lascerà ingannare da gingilli di vetro. Il Signore è come il diamante, chiamateLo con qualsiasi Nome. Ma un ninnolo non può essere trasformato in diamante, per quanto rumorose siano le lodi e categorica la pretesa.
Il Signore è tanto ansioso di placare il vostro dolore quanto voi siete ansiosi di ottenere la Sua Grazia per liberarvene. Voi potreste non saperlo, ma Io lo so, perché lo sento. Uddalaka, un contemporaneo di Chaithanya, scelse di adorare il Signore nella forma manifestata, come natura (prakriti). Scelse di adorare il Creatore attraverso la Sua creazione; adorò il contenitore per ciò che era contenuto. In breve, adorò Radha, o Dhara (madre terra), al contrario, l’aspetto prakriti, il principio femminile di Krishna, la Persona Suprema (Purusha), l’altro inseparabile! Il suo desiderio era così intenso, la sua penitenza (tapas) così potente, che accadde quanto segue. Un giorno, un venditore di braccialetti che camminava lungo la riva del fiume Saraswathi, accanto al villaggio, vide una fanciulla che lavava i panni nel ghat. La fanciulla chiamò il venditore vicino e, scegliendo molte coppie di braccialetti, li indossò tutti. Quando egli chiese il denaro, ella disse: “Oh, ho dimenticato completamente il denaro che ti è dovuto; per favore, vai a casa di Uddalaka nel villaggio; chiunque te la indicherà. Digli che sua figlia li ha acquistati, e certamente ti pagherà. Oh, aspetta, digli che troverà il denaro dietro l’immagine di Radha nella sua stanza del santuario“. L’uomo prese per buone le sue parole e corse al villaggio e alla casa. Uddalaka rimase sbalordito dal racconto, poiché non aveva figli. In effetti, non si era nemmeno sposato. Ma il venditore di braccialetti insistette affinché egli guardasse dietro l’immagine di Radha, poiché – disse – la ragazza era incapace di inganno. Uddalaka negò di aver mai posto del denaro lì. Come poteva usare proprio quello spazio, tra tutti, per conservare del denaro! Ma solo per soddisfare il venditore, guardò dietro e, ecco! Trovò un pezzo di stoffa annodato contenente esattamente il denaro necessario per pagare i braccialetti. Allora, in un lampo, comprese che doveva essere stata Radha stessa ad aver mandato quell’uomo, e si prostrò ai piedi del venditore e corse con lui al luogo in cui la vide lavare i panni, sopraffatto dalla gioia e dalla gratitudine. Per un istante, vide una gloriosa visione sopra le acque: il braccio destro di Radha, con i braccialetti scintillanti nel sole del mattino. Seppe che quel braccio era sollevato per benedirlo; sentì che lo stava chiamando; e volò fuori dalla spira mortale nel Suo grembo. Potete adorare perfino la natura. Non vi è alcun male, a patto che comprendiate che il Signore è immanente in essa, che le dà nome, forma e valore; che il tessuto è solo filo, il vaso è solo argilla, il gioiello è solo oro. Anzi, potete adorare i vostri genitori e realizzare il Signore attraverso quella pratica spirituale. Essi sono i vostri creatori, guide, maestri e protettori, e idealizzandoli potete cogliere la Verità del Signore, il Genitore Primordiale.
Anche se non riuscite a concepire l’idea di un Signore o di un Dio, dovete almeno sapere cos’è l’amore per esperienza, non è così? Avete sperimentato l’amore dei vostri genitori, di un amico, di un partner, di un fratello o di una sorella, o verso i vostri figli. Quell’amore è esso stesso una scintilla di Dio, che è tutto Amore, che è tutto l’Amore in tutti i mondi in ogni tempo. Invocate vostra madre e l’amore che ella nutre per voi e, anche se vostra madre fisica non potrà accorrere in vostro aiuto, qualche madre o la Madre Suprema stessa certamente si affretterà verso di voi. Vi è una bella storia che lo illustra: Una notte oscura, mentre Siva e Parvathi viaggiavano nel cielo, videro un uomo appollaiato sul ramo di un albero in procinto di cadere a terra per la pura spossatezza delle membra. Parvathi implorò per lui e desiderò che Siva lo salvasse, ma Siva preferì che fosse Lei a salvarlo! Intanto, la caduta diveniva imminente, così decisero che, se durante la caduta l’uomo avesse gridato “amma (madre)”, Parvathi si sarebbe affrettata ad arrestarne la caduta; al contrario, se avesse gridato “appa (padre)”, sarebbe intervenuto Siva per soccorrerlo, assicurandosi che non si rompesse alcun osso. L’uomo cadde, ma non gridò né “amma” né “appa“, bensì “ayyo” (sospiro di sofferenza)! Così dovettero lasciarlo completamente solo!
Naturalmente, è tutta una questione di tendenze, o tratti o atteggiamenti profondamente radicati. Si può prelevare dalla banca solo in base a ciò che vi si è depositato; bisogna esaminare il proprio libretto prima di emettere un assegno, o calcolare i propri beni. Continuate ad accumulare i vostri beni; non esauriteli febbrilmente per imprudenza. Sfortunatamente, le persone provano maggiore piacere nel liquidare i propri beni che nell’accrescerli. È la piaga dei tempi che essi si deliziano della distruzione e rifuggano dalla costruzione. Quando un comitato è impegnato in qualche opera costruttiva, i membri trovano il lavoro poco interessante e si tengono lontani. Se il compito assegnato è demolire qualcuno o un’altra istituzione, molti membri sono desiderosi di partecipare alla contesa. Quindi, conservate intatta la vostra saggezza e discriminate tra impulsi distruttivi e costruttivi. Non ascoltate critiche distruttive e cinismi, che sono i veleni che oggi corrodono le fondamenta della vita spirituale. Testimoniate la verità della vostra stessa esperienza; non siate falsi verso voi stessi, né verso di Me. Il Mio nome è Sathya Sai; significa: “Colui che riposa sulla Verità“. Ora Mi vengono in mente eventi passati, eventi della Mia incarnazione precedente. Anche allora avevo come Sostegno sathya, la verità. Un lottatore Mi sfidò ad un combattimento, e fu sconfitto davanti a una grande folla di abitanti del villaggio. Ferito nell’onore, Mi invitò a una seconda sfida per il giorno successivo, affinché potesse riconquistare la reputazione perduta. L’uomo giurò che, se fosse stato sconfitto di nuovo, avrebbe indossato un lungo ruvido kafni (una veste intera fino al ginocchio) e avrebbe camminato con la testa coperta da un panno. Sfidò Baba a giurare lo stesso. Baba non aveva alcuna intenzione di tornare nell’arena, ed era del tutto disposto a concedere all’uomo la vittoria tanto desiderata. Così accettò la sconfitta e indossò Egli stesso il kafni e il fazzoletto. Il lottatore si pentì profondamente, e la sua arroganza si dissolse. Supplicò Baba di riprendere il Suo consueto abbigliamento e Lo liberò dall’obbligo. Ma Baba mantenne la parola. Era Sathya stesso, allora, come lo è ora. Indossò il nuovo abito.
Mi viene in mente un altro episodio. Un giorno vennero alcuni amici di Justice Rege, una madre col suo figlioletto. Dopo circa un’ora al Dwarakamayi, si recarono a una recita puranica nel villaggio, dove il pandit, con grande esasperazione del bambino, descrisse Baba come un impostore e un fraudolento. Il bambino insistette affinché la madre si allontanasse da quel luogo; corse verso Baba e Gli raccontò tutta la storia, quando Baba chiese loro perché fossero tornati così in fretta dalla recita. Baba rise e disse: “Sì, sono un uomo qualunque, non il Potere Divino che voi pensate che Io sia“. Ma il bambino non si lasciò scoraggiare. Dichiarò che Baba era Dio. Baba rispose: “Non sono Dio, piccolo. Guarda, i Miei vestiti sono strappati; ho solo due mani; Dio dovrebbe averne quattro, non è così?” Ma il ragazzino non era affatto disposto ad acconsentire. Dichiarò che Egli era Dio, nonostante le due mani che allora sembravano mancargli. Mentre discutevano così, arrivarono altri, esultanti per un miracolo a cui avevano assistito. Un bambino era caduto dal piano superiore di una casa ed era rimasto illeso. Baba disse loro: “Sì, l’ho tenuto tra le Mie quattro braccia“. Il bambino colse al volo le parole e disse: “Ora Tu stesso ammetti di avere quattro mani e quindi sei Dio“. Baba strinse il bambino al Suo petto e, portandolo all’interno, gli concesse una visione del Signore con quattro braccia. Tale era l’adesione alla verità anche nel corpo precedente. Non è adesione: è la vera natura di Sai.
Dovete comprendere il significato non solo del Mio Nome, ma anche del vostro. A tutti voi sono stati dati nomi impregnati di fragranza divina, e dovreste trarre ispirazione e forza da essi. Swami Abhedananda ha detto questa sera, durante l’incontro, che preferirebbe essere chiamato Sathya Sai “Charanananda” e che Mi aveva scritto riguardo a questo desiderio quindici giorni fa. Ma il suo nome insegna che egli non dovrebbe porre alcuna distinzione tra sé e Me. Deve esserci una relazione abheda (non distinta). Egli deve praticare l’unità, la non distinzione. Questo è ciò che Gli ho scritto: “Impara la lezione che il tuo nome attuale ti insegna, questo è sufficiente“. Allo stesso modo, accettate i vostri nomi non come etichette o mezzi di identificazione o distinzione, bensì, come guide per la condotta, come punti focali per lo sforzo spirituale. Lo sforzo. Questo è l’elemento principale, questo è il compito inevitabile per tutti i mortali. Anche coloro che oggi negano Dio, un giorno dovranno percorrere la via del pellegrinaggio, sciogliendo il proprio cuore in lacrime di fatica. Se fate anche il minimo sforzo per progredire sul sentiero della liberazione, il Signore vi aiuterà cento volte tanto. Sivarathri vi trasmette questa speranza. La luna, che è la divinità che presiede la mente, cala, finché il quattordicesimo giorno dopo la luna piena non rimane che una piccola curva di luce tremolante. Anche la mente deve essere ridotta a quella condizione, affinché la persona diventi libera. Trascorrete tutti i giorni con Siva, e la conquista della mente sarà facile. Trascorrete il quattordicesimo giorno della luna calante con Siva, raggiungendo il culmine dello sforzo spirituale in quel giorno finale, e il successo sarà vostro. È per questo che tutti i Chaturdasi (quattordicesimi giorni della metà oscura di ogni mese) sono chiamati Sivarathri (notti di Siva); ed è per questo che il Chaturdasi del mese di Magha è chiamato Mahasivarathri. Questo è un giorno dedicato in modo speciale a Siva, e poiché tanti di voi, qui e altrove, pregano Siva, il Linga sta emergendo da Me affinché tutti voi possiate ricevere la Grazia e la Beatitudine del grande momento del Lingodbhava (Emersione del Linga).
Scoprite da voi stessi il vostro stadio di sviluppo spirituale, a quale classe della scuola corrispondereste. Poi decidete di procedere da quella classe a quella successiva. Impegnatevi al massimo e otterrete la Grazia di Dio. Non contrattate né disperate. Un passo alla volta è sufficiente, purché sia verso la meta, non lontano da essa. Guardatevi dall’orgoglio della ricchezza, dell’erudizione e della posizione sociale, che vi trascinano nell’egoismo. Non cercate i difetti degli altri, cercate i vostri. Siate felici quando vedete prosperare gli altri; condividete la vostra gioia con gli altri.
Sri Sathya Sai Baba