Discorsi Divini

Yajna: cosa insegna

Data: 11 Ottobre 1972

Il Vedapurusha Sapthaha Jnana Yajna, celebrato in ogni Dhasara a Prasanthi Nilayam, è un rito che promuove il benessere e la prosperità dell’intera umanità. Ma è difficile convincere i dubbiosi e i miscredenti che questa è la verità. Molti ritengono che – poiché tali cerimonie vedhiche possono essere eseguite in stile ortodosso, con tutti i mantra recitati nel modo corretto, solo in India – la loro efficacia, ammesso che ne abbiano, sia limitata a questa terra soltanto; e così si chiedono: come può essere benefica in altre regioni dove le persone non hanno fede in tali riti e inni? Tali dubbiosi limitano il significato della parola yajna. Yajna significa qualsiasi attività dedicata alla Gloria di Dio, non soltanto l’attività prescritta nelle antiche scritture. L’attività dedicata alla Gloria di Dio si compie, e può compiersi in ogni clima, in ogni regno, da tutte le razze. La dedizione garantisce il successo. Senza essa sorgeranno inevitabilmente ansia, paura e discordia. Ogni attività nel mondo è diretta da Dio, si muove verso Dio, che lo si sappia o meno. Bisogna soltanto esserne consapevoli e partecipare al fremito di tale conoscenza. Se Dio non fosse l’ispiratore e il motore, come potrebbe l’universo muoversi in armonia, ruotando con tale fluidità? Altrimenti vi sarebbe caos, anarchia e un inferno del gioco d’azzardo.

Non pensate che lo yajna sia soltanto questa cerimonia compiuta in questo perimetro, designato come particolarmente sacro, accompagnato da letture e recitazioni di testi sacri e dal canto di inni vedici, e nient’altro. No. Lo yajna è un processo continuo; chiunque viva nella presenza costante di Dio e compia tutti gli atti come dedicati a Dio è impegnato nello yajna. Tre processi procedono congiunti nella disciplina spirituale, come stabilito dai saggi: yajna, dhana e thapas (sacrificio, carità e autocontrollo). Non possono essere disgiunti e particolarizzati in questo modo. La carità e l’autocontrollo sono parti integranti dello yajna. Ecco perché Yajna viene tradotto come Sacrificio: il processo della carità, ovvero dhana, è essenziale nello yajna. Anche thapas, vale a dire la rigorosa regolazione delle emozioni e dei processi del pensiero, per garantire pace e fede. Ci sono vari yajna prescritti dai Veda. Questo è il Vedapurusha Yajna, una cerimonia sacrificale dedicata al Purusha esaltato nei Veda, il Purusha menzionato nel Purusha Sukta, come Colui che costituisce l’Universo e lo comprende interamente come le membra del Suo Corpo Cosmico.

Ogni capofamiglia ha il dovere di compiere, per il proprio benessere e per il benessere della società in cui vive, cinque yajna come il Pithryajana (yajna con cui si venerano gli antenati), il Rishiyajna (yajna con cui si onorano i saggi, vale a dire attraverso lo studio e la pratica del loro insegnamento), il Bhutayajan (yajna con cui si rispettano gli animali e gli esseri inferiori, vale a dire attraverso la fornitura di rifugi, foraggio ecc.) e il Devayajna (adorazione di Dio). Il Vedapurusha è il Purushotthama (la Persona Suprema), poiché per Sua Volontà si è manifestato come il cosmo e le sue componenti, da Sé Stesso. Non c’è nulla che non sia Lui; dunque, come si può essere diversi? In queste cose, la fede viene prima; deve essere così. Siate certi di essere Divini; comportatevi in conformità con questo status sovrano; allora sarete benedetti con l’Anubhuti – l’esperienza, la visione, la realizzazione, la consapevolezza, la beatitudine. E, come risultato, sarete dissolti in quell’eterna Ananda.

Ricordate: non potete avere prima l’anubhava (esperienza) e l’Ananda (Beatitudine). E non potete rimandare la fede finché non le ottenete. Non potete contrattare: “Dammi l’Ananda e poi avrò fede“. Vedete il Purushotthama in tutti i purusha. Purusha significa colui che vive nella pura (porto, città o villaggio). Ognuno di noi è il residente e l’unico residente di una distinta dimora di Dio. Ma il Purushotthamail Residente Supremo in tutte le città – è Dio. Potete riconoscere questo Purushotthama se vi educate adeguatamente. Prendete questo yajna celebrato qui. In questo Unico Fuoco, le offerte vengono fatte in concomitanza con la recitazione dei nomi di Dio, racchiusi in elaborati inni. Più di 3560 offerte vengono fatte ogni giorno, per sette giorni. Ogni nome descrive Dio come avente una forma speciale. Ma questo Unico Fuoco consuma tutte le offerte e, attraverso la sua mediazione, ognuna di esse raggiunge l’Unico Dio, l’Unico che veramente È. Oppure considerate questo: compite il culto con 1008 Nomi, un rito chiamato Sahasranama archana. Tenete un idolo o un’immagine davanti a voi e offrite un fiore alla volta ai piedi di quel simbolo di Dio, ripetendo i Nomi, uno alla volta. L’unico simbolo dell’Unico Dio è uno soltanto, benché Egli possa essere invocato mediante mille nomi. Sebbene riconosciate il solo Uno in tutti questi riti, proclamando l’Unico Divino Advaitico (non dualistico), i vostri sensi, il vostro intelletto e la vostra mente, con il relativo bagaglio di desideri, insistono nel correre dietro al molteplice. Questa è maya (illusione) che getta il suo incantesimo sugli uomini deboli e ignoranti. Essa spinge l’uomo verso le selvagge e prolifiche brame dei sensi dai mille volti.

Per realizzare l’Uno – l’Assoluto Universale, che si personalizza in Dio e nella Creazione – non vi è disciplina più preziosa ed efficace del SEVA. Tutti i 1008 Nomi della Sahasranama archana raggiungono l’Uno. Tutti i 1000 nomi della società dai mille volti connotano solo l’Unico Dio che si manifesta in quei 1000 ruoli. L’Uno appare come se fosse consacrato in 1000 corpi. Questa è la verità che dovete realizzare e custodire come la più preziosa nella vita. Avete osservato che i Pandit Vedici (studiosi sacerdotali) versano il ghi nel Fuoco ogni volta che termina la recitazione di un inno. Ogni giorno, quando assumente il cibo, offrite degli alimenti al Fuoco che Dio ha acceso in voi per digerire il cibo. Dovete mangiare in modo orante, con profonda gratitudine. La Gita afferma che il fuoco che ha cotto il pasto è Dio, il pasto è Dio, colui mangia è Dio, lo scopo del mangiare è portare avanti il lavoro affidato da Dio o gradito a Dio, e che il frutto di tale lavoro è il progresso verso Dio. Dovete compiere anche un altro yajna ogni giorno. Versate i desideri e le emozioni egoistiche, le passioni, gli impulsi e le azioni nelle fiamme della dedizione e della devozione. In realtà, quello è il vero yajna, di cui questi sono riflessi e spunti, guide e prototipi. Questo yajna è soltanto la rappresentazione simbolica concreta della Verità astratta sottostante. Proprio come si insegna ad un bambino a pronunciare le parole testa, rete, onda, ghirlanda, facendogli associare i suoni e le forme delle lettere con le immagini degli oggetti nominati, attraverso questo kshara (temporaneo) simbolo, l’Akshara tattva (il Principio Eterno) viene portato dinanzi alla coscienza.

Questa puja, questo yajna e questo homa vengono organizzati qui ogni Dhasara, al fine di aiutarvi ad apprendere quell’altro Yajna eterno ed astratto, che ognuno di voi deve compiere, per salvarsi dalla paura, dal dolore e dall’ansia. Avrete certamente notato che i Pandit chiudono lo yajna di ogni giorno con una preghiera che invoca la pace mondiale, la pace per tutta l’umanità, pace e felicità, poiché non vi può essere pace senza felicità, né felicità senza pace. “Lokas samasthas Sukhino bhavanthu“, pregano – “Possano tutti i mondi avere felicità e pace“. La pace della mente non può essere conquistata con la ricchezza, la fama, l’erudizione o l’abilità. Per questo, dovete purificare la mente, mondare il cuore, anelare al servizio delle forme divine che si muovono intorno a voi. Compite ogni azione come un atto di adorazione; rendete ogni pensiero un anelito verso Lui; trasformate ogni parola che esce dalla vostra bocca in un inno in Sua lode. Questa è la lezione che dovete imparare da Prasanthi Nilayam, ogni Dhasara, durante la settimana in cui lo yajna viene celebrato.

Ognuno di voi ha lottato verso l’alto, dalla pietra alla pianta, dalla pianta all’animale, dall’animale all’uomo! Non ricadete nella bestia; elevatevi verso la Divinità, risplendendo del nuovo fulgore dell’Amore.
Il Divino è l’energia che anima, l’impulso che fa circolare il sangue nelle vostre vene, che trasmette conoscenza ed esperienza attraverso i nervi, che correla e raccoglie per la memoria le impressioni che i vostri sensi colgono, le conclusioni che la vostra intelligenza trae!
Rimanete in armonia con il Divino, mediante Amore, Verità e Bontà.

Sri Sathya Sai Baba

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