Sri Sathya Sai Guru

Sulla nascita di Gesù

L’uomo, sin dalle epoche più remote, ha sempre avvertito la profonda necessità di datare gli eventi. Le motivazioni sono varie: si va dalle necessità pratiche e di sopravvivenza, quindi il ciclo agricolo e stagionale, alle questioni sociali ed amministrative, ovvero la registrazione di possedimenti e organizzazione socio-politica, passando per le esigenze culturali e religiose, ossia la gestione delle ricorrenze liturgiche e memoria collettiva.

Su questa base, una domanda nasce spontanea: cos’è una data, oltre ad un numero sul calendario?

Una data è un legame triadico, connette tre elementi fondamentali: il soggetto interessato, sia questo individuale o collettivo, e l’evento da collocare in relazione all’ancora temporale, il punto di riferimento stabile nel tempo. Questa triade non è solo descrittiva, rivela pure la natura relazionale e culturale del tempo storico.

Gli accadimenti storici datati mediante gli acronimi AC e AD – rispettivamente, Ante Christum Natum, prima della nascita del Cristo, e Anno Domini, nell’Anno del Signore – è oggi una convenzione adottata praticamente a livello globale e l’ancora temporale stabile è la stessa nascita del personaggio storico Gesù.

L’acronimo AD ultimamente è stato sostituito con DC, Dopo Cristo. Questo testimonia il crescente allontanamento dalle radici storiche e cultura di questa nostra società che si definisce maldestramente “laica” e “progressista“.

Se fino a buona parte del secolo scorso la storia veniva divisa in due macro-aree, quella precedente all’Avvento di Cristo e quella accompagnata dalla costante Sua presenza, ora, con la denominazione “Dopo Cristo“, Gesù viene ridotto a quel semplice punto che divide una retta in due semirette. In una parole: svilito.

Ma come, dove e quando nasce l’idea di adottare questi due acronimi?

Questi acronimi nascono quasi per “caso” e, purtroppo, non per rendere eterno omaggio all’uomo, alla figura, o all’Essere Divino – a seconda delle diverse sensibilità – la cui Missione fu ed è totalmente a vantaggio dell’intera umanità.

Correva un certo anno di difficile collocazione temporale, quando a Roma, nelle sedi vaticane, il primicerius – tale Bonifacio, capo dei notai pontefici – chiese al monaco scita Dionigi il Piccolo di riformare le tabelle per il calcolo della Pasqua. All’epoca la computazione avveniva contando gli anni dall’imperatore Diocleziano, ritenuto persecutore dei cristiani.

Dionigi non propose qualcosa di rivoluzionario in sé, ma di stabilire un’ancora temporale immutabile nel tempo, in luogo a quella legata all’avvicendarsi degli imperatori e dei consoli romani. Propose, dunque, di numerare gli anni “ab incarnatione Domini nostri Iesu Christi“, dall’Incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo. In questo modo introdusse l’era cristiana nel computo degli anni.

Ora, diventa facile identificare quell’anno in cui il primicerius chiese al monaco scita di elaborare un sistema per il computo della Pasqua: correva l’anno del Signore, Anno Domini, 525. Diventava semplice perché l’anno successivo, indipendentemente dalla figura istituzionale in carica, sarebbe stato l’Anno del Signore 526, poi 527 e così via.

La soluzione elaborata da Dionigi nel VI secolo iniziò a diffondersi in ambito ecclesiastico tra il VII e VIII secolo, ma sarà utilizzata nei documenti ufficiali europei più tardi, tra il IX e il XIII secolo. Si dovrà arrivare nel XIX secolo perché diventi uno standard globale.

Nei suoi calcoli atti a determinare l’anno 1, l’anno dell’Avvento, Dionigi commise diversi errori. Da resto, lui era uno specialista nel calcolo delle date liturgiche, non era uno storico, non disponeva di tutto il materiale che dispongono gli storici attuali; ma soprattutto, all’epoca non era chiaro il concetto che la storia conta anni, la scienza conta il tempo. In altri termini, lui non aveva come obiettivo la ricostruzione storica critica, lavorava su tavole cronologiche indirette, non su fonti primarie. Il suo scopo era fissare un punto di riferimento simbolico, l’ancora temporale stabile, non intendeva dimostrare una data storica esatta.

La ricostruzione moderna, basata sullo studio sistematico e critico degli eventi riportati da diverse fonti, e sincronizzati con l’astronomia, dimostra che l’Avvento va retrodatato di 5, 7 anni rispetto all’anno 1 di Dionige. Questo anche perché, stando alle fonti, quando Erode il Grande, Re della Giudea, ordinò quella che passò alla storia come la “strage degli innocienti“, Gesù doveva avere poco meno di tre anni. Erode morì nel 4 AC. Pertanto la nascita del Messia è antecedente a quella stabilità da Dionige. Queste certezze ce le da’ l’astronomia odierna, in grado di ricostruire e datare le posizioni degli astri sino a farli combaciare con i resoconti dell’epoca.

Oggi sappiamo che né nell’anno 1 calcolato da monaco scita, né nei precedenti 7 anni, apparvero comete nei cieli del Medio Oriente. L’unico testo che menziona la cometa è il Vangelo di Matteo. L’evento, però, non trova riscontro in altre documentazioni dell’epoca. Di conseguenza, la cosiddetta “cometa di Betlemme“, altro non sarebbe che la cometa di Halley passata nel 12 AC.

Rilevante, invece, è il fenomeno che accadde nell’anno 7 AC, l’anno che secondo la scienza odierna potrebbe essere il vero anno di nascita del Cristo. In quell’anno si manifestò un fenomeno rarissimo e simbolicamente significativo per il mondo di allora: la tripla congiunzione Giove–Saturno nella costellazione dei Pesci. Secondo il simbolismo mesopotamico, Giove rappresenta regalità e sovranità, Saturno il popolo d’Israele, i Pesci la regione Siria-Palestina. Questo spiegherebbe come i Magi, astrologi orientali, abbiano potuto calcolare il periodo e il luogo della nascita del “Re dei Giudei“, della “luce che illumina le genti” e da Lui, recarvisi.

La triplice congiunzione avvenne in tre fasi: la prima nella seconda metà di Maggio e presumibilmente ne indicava l’effettiva nascita, la seconda fase a fine Settembre con il moto retrogrado, mentre l’ultima fase verso i primi di Gennaio del 6 AC.

Nota a margine: sembrerebbe che Sri Sathya Sai Baba abbia affermato che la nascita di Gesù sia avvenuta nel Maggio del 7 AC.

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