• Sri Sathya Sai Guru

    Quando inizia il vero cammino spirituale

    Il profondo significato di aderire ad un cammino spirituale lo si inizia ad intuire quando risoluti si smette di giocare un qualsiasi ruolo in questa o in quella squadra, non ci si vincola più alle loro lusinghe, si abbandonano le relative tifoserie e serenamente si esce dall’arena senza voltarsi indietro ai richiami che da là dentro ci indirizzano.

    In quel momento accadrà qualcosa di inspiegabile. L’importanza attribuita dalla società a chi più ostenta, all’esibizionismo, agli obiettivi spacciati per vitali al fine di scacciare lo spettro della nullità, la si vede per quello che è: sabbia con cui l’individuo ancora avvolto nella stoltezza ammucchia, conferendole forme e nomi diversi, inconscio che al primo alito di vento tutto ritornerà al suo stato naturale.

    Nella landa sabbiosa, mentre l’uomo sagoma la sabbia per distrarsi, e ogni granellino di sabbia di quel cumulo incessantemente anela per ritornare ad essa. La landa sabbiosa offre un prezioso insegnamento: tutto brama per ritornare al suo stato naturale.

    Per rendere proficuo questo insegnamento – non limitarlo al solo capire o comprendere, illudendosi di “farlo proprio” – si deve obbligatoriamente uscire dall’arena, che altro non è che uno schermo in cui si proiettano, vincolandosi, i propri desideri e frustrazioni.

    Non c’è nulla, ma proprio nulla da “fare proprio“. Ogni cosa “fatta propria” è sostanzialmente un cumulo di sabbia a cui si da’ una forma e si associa un nome – ovvero, la proiezione del proprio “io” e del relativo senso di “possesso” – mediante i quali ci si vincola, vivendo di conseguenza tra l’inquietudine e l’incubo prima del vento, e lo strazio e l’oblio quando effettivamente passando appiana la superficie.

    Il percorso “capire” e “comprendere” dovrebbe condurre all'”essere“. In altre parole, capire rappresenta il “cumulo” di sabbia, mentre “°comprendere°” è l’azione consapevole che dissolve quel cumulo al posto del vento, quando si diviene consci che il cumulo, o fardello, è una proiezione, non la propria Realtà.

    Allora, lo schermo che ospita le illusioni inizia a sgretolarsi. La vita assume un altro significato. Il carcere, nella sperimentata consistenza, si realizza che sempre fu fittizio.

    Ora, ci si riconosce come Raggio di pura Coscienza, un Raggio fra i Raggi dello stesso Sole.
    Ora inizia il cammino spirituale: si è passati da ricercatore spirituale a Conoscitore del Sé, uno Jnani in cammino verso Iswara, colui il cui sforzo personale si è trasformato in totale resa che dona crescente ananda, beatitudine.