• Sri Sathya Sai Guru

    Devo forse dire di più, oh anime nobili?

    Per quale motivo cerchiamo la liberazione?

    Per noi stessi?
    Per sfuggire a quello che consideriamo dolore, o detto in altri termini, il tentativo di porre fine alle personali difficoltà, tribolazioni e sofferenze?
    Per il desiderio di ottenere la beatitudine?
    Per sentirci uno con tutti?

    Dobbiamo indagare accuratamente la motivazione base; dobbiamo scoprire e accertarci se tale motivazione è genuina, oppure è l’ennesima strategia con cui siamo soliti a sfalsarci la realtà al fine di compiacercela.

    Non è un lavoro facile! Richiede, innanzitutto, una particolare onestà verso sé stessi.

    Questo lavoro implica staccarsi dalle amicizie che coltiviamo; metterle sotto esame, osservarle ed analizzarle allo scopo di rimuovere le etichette che noi stessi le affibbiamo, o passivamente accettiamo, per appagare il nostro ego, la nostra necessità di apparenza mondana, per anestetizzare le proprie paure.

    Le amicizie, o più correttamente lo spirito con cui le facciamo, formano la nostra compagnia. Qui il detto “meglio soli che mal accompagnati” diventa ancora più prezioso. La compagnia, pertanto, va considerata come la cartina di tornasole.

    Per chi vuole sinceramente comprendere in quale direzione si è orientato, al di là delle lusinghiere etichette, questa cartina è davvero indispensabile. La compagnia è come la nave: prima di salire a bordo, ci si deve sincerare a quale porto è diretta.

    Pertanto, con equanimità e profonda sincerità dobbiamo passare ai raggi X ogni dettaglio, ogni sfumatura che ci riguarda. Solo allora la lastra ci rivela le nostre vere tendenze, quelle che spesso non desideriamo vedere.

    La diagnosi indicherà il percorso terapeutico, ovvero il cammino spirituale da adottare e presenterà i compagni più congeniali allo scopo ultimo, quelli che non confondono la meta con il desiderio di aggregazione.

    Senza tale fondamentale scrupoloso esame, senza una profonda, rigorosa e costante auto-analisi, quello che si potrebbe intraprendere non può essere definito un vero cammino spirituale, ma un’altra delle tante “strategie” con cui rafforzare l’ego e la mondana compagnia per la notorietà.

    Può rivelarsi utile a tale auto-indagine, la seguente poesia, citata spesso da Bhagawan.

    Il giorno in cui tutti i devoti si radunano e cantano melodiosamente la Gloria di Dio,
    Il giorno in cui le sofferenze dei poveri sono rimosse con Amore e
    tutte le persone vivono come fratelli e sorelle,
    Il giorno in cui gruppi di dasas (umili servitori di Dio),
    che contemplano costantemente Dio, vengono serviti con un sontuoso banchetto,
    Il giorno in cui anime nobili ci fanno visita e
    narrano con Amore le storie di Dio,
    Godetevi quel giorno come il vero giorno.
    Tutti gli altri giorni sono soltanto anniversari di morte.
    Devo forse dire di più, oh anime nobili?

    (Poesia in telugu)

  • Sri Sathya Sai Guru

    I punti di vista

    I punti di vista non sono la Realtà. Quando si sostituiscono alla Realtà, o si impongono come realtà, si compie deliberatamente un inganno, si esercita una violenza.

    I punti di vista descrivono una verità parziale e relativa, impregnata da impressioni frutto del proprio vissuto ed interessi, i quali sono vincolati da fattori culturali, ambientali, obiettivi, schemi mentali, etc.

    Il punto di vista, rispetto alla Realtà, è sempre limitato, è una sua frazione. Per questo è importante condividerli con la consapevolezza che sono parziali, che non hanno maggiore valore degli altri, nemmeno quando, in un dato momento, potrebbero risultare più utili.

    I punti di vista andrebbero condivisi con la volontà di superarli, di svicolarsi dalla loro attrattiva. Dovrebbero essere intesi come i passi di un viaggio liberatore per uscire dalla cella carceraria.

    Quando i punti di vista determinano la realtà che si preferisce vedere, o si è indotti ad accettare, si rafforza in noi l’ignoranza e l’illusione.