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Uno spirituale Buon 25 Aprile
Ogni anno, il 25 Aprile – tra piazze piene, bandiere sventolanti e canti partigiani – l’Italia si ferma a ricordare e onorare la propria liberazione dal nazifascismo.
In realtà, sempre meno persone si fermano a festeggiarlo e sempre più di loro prendono atto che il nazifascismo di allora era una passeggiata rispetto a quello odierno, il quale, sotto le spoglie del perbenismo e del “politicamente corretto“, logora le persone, destabilizza nazioni, distrugge la famiglia tradizionale, altera la cultura storica o la cancella, mette alla gogna chi a ragion veduta contesta, mentre fa della guerra, delle razzie e dei genocidi, la sua economia.
È giusto non denigrare nessun popolo, su questo non c’è dubbio. È anche il primo punto dei 10 Principi che un devoto Sai dovrebbe rispettare. Tuttavia, denunciare i crimini all’umanità è un dovere inalienabile di chiunque.
Sotto questa ottica diventa sospetto come gran parte dell’Occidente promuova leggi antisemite; leggi a favore di un popolo diverso dal proprio. Quel popolo che, insieme all’amministrazione degli Stati Uniti, predilige attaccare gli indifesi: donne, bambini, ambulanze, ospedali, città e giornalisti, lasciando spesso in secondo piano gli obiettivi militari, i primi in una vera guerra.
Affermare che quel popolo, che sta portando avanti una mattanza di massa in Medio Oriente, sia il popolo ebraico è dire qualcosa di non totalmente corretto: la maggioranza del popolo ebreo, esattamente come quello statunitense, non concorda con i suoi vertici.
Attualmente, negli Stati Uniti vi sono una ventina si Stati paventano di uscire dall’Unione, che non si riconoscono nelle politiche predatorie e sostenitrici del nazifascismo degli ultimi decenni.
La censura che sperimentiamo in Europa ha fra i suoi obiettivi quello di non rende pubblico quanti cittadini non condividono le politiche guerrafondaie della Commissione Europea. Organo di fatto auto-eletto che parla di valori democratici.
L’Europa, come l’Italia, è una democratura: una dittatura spacciata per democrazia. L’illusione che rende dolce l’acerbo.
Se comprendiamo questo meccanismo, comprendiamo la nostra responsabilità spirituale anche nel risvolto mondano.
Il piano mondano sta a quello spirituale come l’espressione facciale sta alla mente. L’esteriore rileva l’interiore. La preghiera, per estensione la disciplina spirituale, permette di consapevolizzare l’interiore grazie all’esperienza esteriore.
Questo in estrema sintesi l’insegnamento di Sri Sathya Sai Baba, lo stesso che era in voga presso i Romani. Il poeta satirico romano Giovenale, vissuto nel II secolo dC., lo riassumeva così: Orandum est ut sit mens sana in corpore sano – Si deve pregare affinché vi sia una mente sana in un corpo sano.
Il corpo dunque testimonia lo stato interiore dell’individuo, come la politica testimonia quello della società.
Se oggi l’Occidente è una democratura, va consapevolizzato che essa rispecchia fedelmente la tirannia interiore dei singoli individui che compongono la società Occidentale.
Sri Sathya Sai Baba ci ricordava spesso che il nemico più pericoloso non porta divisa né armi visibili. Dimora dentro di noi: è l’ego, l’odio, l’ignoranza spirituale. L’occupazione più devastante non è quella di un territorio, ma quella della mente e del cuore da parte del buio interiore — dall’avidità, dall’orgoglio, dall’illusione.
Come le forze di difesa dell’Italia resistettero all’oppressore esterno con coraggio e sacrificio, così ogni essere umano è chiamato a resistere all’oppressore interno. Questa è la vera liberazione: Moksha — la liberazione dal ciclo dell’ignoranza e della sofferenza causata dall’identificazione con tutto quello che non siamo.
Questo dovrebbe metterci in guardia di quanto siano inefficaci, o anche pericolose, le piazza quando il tiranno interiore rischia di unirsi ad altri suoi colleghi.
Come nella settimana c’è un giorno dedicato alla Divinità – domenica deriva dal latino Dies Solis, che significa Giorno del Sole, esattamente come in inglese Sunday [domenica] – allo stesso modo, in qualsiasi festa laica dovrebbe esserci un momento spirituale. Solo tale momento impedirà ai singoli tiranni interiori di fare cordata e mal indirizzarci.
Sotto questa ottica, Buona Festa della Liberazione a tutti.
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Il devoto e la sua occasione per avanzare
Perché si è pro o contro Gaza? Oppure a favore o contro l’Ucraina, o alle politiche russe, americane, israeliane, europee, cinesi, etc.?
Chi è nel cammino spirituale deve essere conscio delle proprie preferenze e cosa mediante esse tenta di appagare in lui; deve sapere esattamente da dove nascono e se quelle che matura e ospita sono genuine o indotte, e su quali basi le sta prendendo in considerazione.
Il ricercatore spirituale deve essere vigile, in modo da non lasciarsi trascinare né dalle circostanze esterne, né dalle emozioni, o dai tentativi esterni di creargli sensi di colpa. Vili strategie mediante le quali alcuni tentano di fare breccia nelle masse, di dirottarle dalla loro parte. Chi afferma di seguire un cammino spirituale non deve lasciarsi deragliare dal suo sentiero, né chiudersi in un bozzolo per estraniarsi dalla realtà oggettiva. L’equanimità, prerogativa del distacco, inizia da queste prime attenzioni.
Chi si lascia intaccare dal mondo esterno – con i suoi problemi, soluzioni, illusioni, speranze, etc. – non è padrone di sé stesso. Non può considerarsi nemmeno nel cammino che conduce al “conosci te stesso“.
L’emotività è il veleno dell’intelligenza, crea una falsa felicità che è foriera di futuri disagi sia fisici, che mentali. Su questo le Sacre Scritture, i Maestri e i guru sono molto chiari. Si può credere loro sulla parola, oppure dubitare. Nessuno ci impone di credere alle loro affermazioni quanto l’esperienza sulla propria pelle. Ognuno incassa o paga in relazione alla propria scelta, indipendentemente che sia indotta o accettata in modo superficiale. La fede, la coerenza, l’audacia e la determinazione devono essere coltivate interiormente e diffusi presso la collettività per sopperire alla loro assenza nei programmi scolastici Occidentali.
I saggi e i devoti più avanti nel cammino suggeriscono all’unisono di credere alle indicazioni contenute nei Testi Sacri, diversamente non ha senso parlare di devozione, o di cammino spirituale. Il devoto che ha fede nelle Sacre Scritture e scrupolosamente le segue, evita di perdere tempo; evita di concedere prezioso tempo alla sofferenza, poiché si comporta come quel forestiere che chiede indicazioni per raggiungere un certo luogo a qualcuno del posto. Non si smarrirà.
Il devoto non deve chiudersi nel suo mondo, nel suo bozzolo. Deve vivere nel mondo senza essere del mondo oggettivo. Il suo soggiorno sulla terra è finalizzato al proprio progresso spirituale, non rientra quindi nei suoi compiti cambiare il mondo. Pertanto, non si alleerà e non si piegherà a coloro che cercheranno di adattare questo mondo alle loro esigenze. Dal suo punto di vista, per raggiungere l’agognata Meta, il mondo è perfetto così com’è. Non potrebbe chiedere di meglio.
È nei suoi compiti informarsi su cosa accade anche a livello internazionale senza agitarsi, esaltarsi, o far sobbalzare la propria serenità, poiché è nei suoi doveri contribuire all’evoluzione dei suoi fratelli, astenendosi dal proselitismo. La sua politica sarà: chi coglie, coglie, chi non vuol coglie non è mia responsabilità. L’attenzione che un devoto è chiamato a riservare al suo prossimo non dovrebbe oltrepassare la metà della loro distanza.
Il devoto timoroso di Dio dire il vero con la consapevolezza che i fratelli stolti o in malafede gli daranno contro, lo derideranno, lo calunnieranno, lo isoleranno. Deve sapere che per alcuni la verità brucia più del fuoco vivo, ma grazie anche alla sua persistenza essi impareranno ad amarla. Molti di loro sono temporaneamente “ciechi“, non stupidi; presto vedranno e capiranno. Di conseguenza, non deve abbattersi, arrendersi, né arretrare; bensì tentare di indirizzare tutti verso atteggiamenti positivi e non violenti. Questo è il suo battesimo, la prova della sua solidità. È il suo esame, l’occasione per avanzare.