Pensiero del Giorno del 20 Ottobre 2026
Potete, e lo fate, proclamare: “Abbandono a Dio la mia mente, i miei pensieri e i miei sentimenti“. Ma la vostra mente scimmiesca sfugge alla vostra presa; come potete allora abbandonarla a Dio? Quale autorità avete per offrire qualcosa di cui non siete padroni? Il vostro corpo è interamente sotto il vostro controllo? Quando il sangue comincia a fuoriuscire da una vena della mano, non riuscite ad arrestarne il flusso. Correte in ospedale e gridate: “Dottore! Dottore! Mettetemi una benda!” Quando siete colpiti da un ictus e gli arti di un lato del corpo rimangono paralizzati, siete impotenti, incapaci di restituire loro la funzionalità. Come potete consacrare il vostro corpo, sul quale non avete dominio?
Affermazioni come l’abbandono del corpo, della mente e del cuore sono soltanto retorica sancita dalla tradizione e da un uso inveterato. L’atto di abbandono viene spesso esaltato come Atma-arpana. Questo è ancora più ridicolo. Colui che dimora nel corpo non conosce nascita né morte, desiderio né disperazione, attaccamento né schiavitù. In verità, Colui che vi dimora è il Dio degli Dei, che risiede in voi come Atma. Questo è quello che i saggi veggenti hanno sperimentato. Pertanto Atma-arpana è un’espressione priva di significato.
Non vi è nulla in voi, o che vi appartenga, che possiate rivendicare come vostro per offrirlo a Dio. Che cosa significa o implica, dunque, l’abbandono di sé? Sperimentare Dio come Onnipresente, non essere consapevoli di altro che di Dio: questo è il vero abbandono. Vedere Dio in ogni cosa, ovunque e in ogni momento, è la vera Sharanagati.
— Discorso Divino del 08 Ottobre 1981
Rendete santa e pura la vostra vita quotidiana. Date valore alla vostra vita attraverso il servizio all’uomo e alla società. Questo è l’aspetto più importante dell’abbandono di sé.
Con Amore,
Baba
