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Com’è il seva, così è l’approccio al cammino spirituale
Tre fatti di cronaca recente:
- In provincia dell’Aquila, l’autorità giudiziaria ha disposto l’allontanamento di tre minori dalla famiglia, poiché ha adottato uno stile di vita anticonformista.
- Nella contea di Oxfordshire (Inghilterra), un insegnante di un college (istituto superiore) è stato costretto a dimettersi, poiché la scelta didattica – una lezione sulle elezioni USA 2024 corredata da alcuni video del Presidente Trump – ha generato lamentele da parte di alcuni studenti, che l’hanno definita “una lezione di parte” e “fuori tema“. L’indagine interna ha prodotto accuse gravi, culminate nell’asserzione che il docente avrebbe “radicalizzato gli studenti causando loro un danno emotivo“.
- A Cremona, la decisione della scuola materna San Giorgio di sostituire la tradizionale Festa del Natale con una generica “festa dei bambini” ha allertato le opposizioni in Consiglio comunale. La celebrazione ha omesso i canti natalizi e spettacoli dei piccoli, optando per la lettura di un generico testo sulle “buone intenzioni“, evitando deliberatamente la parola “Natale” per non urtare sensibilità di nessuno.
Questi fatti rappresentativi toccano nervi scoperti della società contemporanea: i limiti dell’intervento statale nella vita familiare, ovvero, il nucleo più intimo della società; la neutralità dell’insegnamento, ossia, una scuola non indottrinata e non asservita alla politica e al consumismo; la gestione delle tradizioni in una società multiculturale, ovvero la capacità di preservare la propria identità culturale storica restando aperti ad altre culture.
La percezione diffusa nei vari Paesi Europei è che le direttive di Bruxelles mirino ad una progressiva e inesorabile distruzione del tessuto sociale, delle culture e delle identità nazionali, interessando anche le scuole di ogni ordine e grado con specifici e mirati programmi educativi dissonanti rispetto agli usi e costumi dei rispettivi popoli. Tali direttive alimenterebbero di proposito attriti interculturali, anziché stimolare una positiva interazione fra popoli diversi, e non stimolerebbero già sulla carta un propositivo dialogo atto a favorire quell’integrazione armonica in cui ogni persona, comunità e società possa accogliere quanto di meglio hanno da offrire le altrui culture. Esattamente come gestiva le diverse culture l’antico Impero Romano: un Impero sostanzialmente militarizzato, non intrusivo e in cui i cittadini godevano di maggiori libertà rispetto ad oggi.
I programmi dell’UE ufficialmente dicono una cosa, mentre le mire retrostanti affermano tutt’altro. I vertici europei parlano di pace, ma nel concreto prediligono la guerra. È palese a tutti come la pace la boicottino, anche in modo piuttosto abietto, rozzo e spudorato. Il Regno Unito vibra sulle stesse frequenze; questo, forse spiega perché il college non abbia sostenuto un suo docente, perché sempre più spesso la scuola è in combutta con genitori e studenti.
È plateale come Governi, stampa e programmi TV propinino alle nuove generazioni falsi miti ed ideali, svilendo e ridicolizzando genitori e insegnanti, i pilastri di una sana e solida società. È altrettanto plateale come la religione, millenario patrimonio socio-culturale soprattutto dell’Italia, sia costantemente schernita e rimpiazzata da beceri surrogati farneticati dalla pseudo-scienza, compiacente ai fondi d’investimento.
Siamo succubi di leggi senza Giustizia, partorite da legislatori privi di coscienza, al soldo delle correnti economico-finanziarie, e imposte da servi servizievoli che si illudono di sfuggire alla miseria che li attanaglia.
Queste situazioni guadagno terreno quando una società, dimenticando i suoi valori e le sue origini storiche, si lascia traviare dai luccichii della pirite spacciata per oro. In un tale contesto la legge dello Stato non rappresenta più i Valori Umani, sociali, morali, etici e storici della Madrepatria. La legge non è più al servizio della Nazione, ma diventa strumento di omologazione, coercizione, ricatto, nonché fonte di introiti, o furti legalizzati, per le istituzioni. Una farsa fine a sé stessa. Un peso per la società e un calvario per la gente di buona volontà. Seguire queste leggi è un’umiliazione verso sé stessi, un crimine verso la Patria, un tradimento verso Dio!
Lo Stato italiano poteva, ma non ha voluto avviare un dialogo costruttivo con la famiglia che vive ai margini di un bosco, non dentro ad un bosco come la nonna di Cappuccetto Rosso. Ha agito senza scrupoli, incurante del danno e del dolore recato sia ai bambini che ai genitori. Per tale motivo la “Famiglia nel bosco” diventa simbolo e vittima di uno Stato autoritario che, con inaudita violenza, si arroga la proprietà dei figli altrui, i quali devono essere allevati esattamente come fa il servo con il bestiame del padrone.
2500 euro mensili incassa la struttura “casa famiglia” per ciascun figlio sottratto alla coppia; 7500 euro mensili. Questa non è giustizia. Sotto la voce “tutela dei minori” gira un’enorme quantità di denaro, giustificati da non sempre limpide motivazioni; ingenti affari sulla pelle dei cittadini italiani. È un tema che dovrebbe essere approfondito, se non altro per capire quale futuro si prospetta a questi “figli rubati“.
È assai indicativo che nessuna forza politica si sia adoperata seriamente per rimediare alla criminale intrusione delle istituzioni nella vita privata di una famiglia; che nessun partito politico s’impegni a difendere l’identità, la cultura e la storica della Nazione, riportando la scuola nei suoi giusti binari: formare diligentemente le nuove leve con senso civico, sociale, culturale e patriotico, invece di lasciarla in mano a coloro che vedono in essa solo ampi margini di profitto.
È grave che nessuna associazione per i diritti civili, di avvocati e simili categorie, non si siano allertati organizzando qualche mobilitazione o campagna di sensibilizzazione a sostegno non solo di una famiglia presa di mira per le sue scelte anticonformiste, ma anche contro tutti i disservizi di uno Stato che sperpera i soldi rendendosi complice di guerre e relativi crimini, anziché investirli per il progresso nazionale.
Ma nulla supera l’assordante silenzio e indifferenza di una società che, anche se assuefatta e demoralizzata, non si organizza per richiamare lo Stato ai sani principi, ma, subendo, lo lascia proseguire imperterrito nei suoi folli progetti liberticidi, come l’identità digitale. Un click da parte dello Stato e il malcapitato di turno si ritrova in trappola: conti bloccati in entrata e uscita, impossibilitato a muoversi e anche a comprarsi di che vivere.
Un popolo che accetta tale perversa e dispotica politica dal proprio Governo, per dirla alla Orwell, “non è vittima, è complice“.
In questo scenario, qual è la posizione dei devoti di Sri Sathya Sai Baba, Colui che affermò: “La vostra vita è il Mio Messaggio?” Lo hanno colto e fatto proprio, oppure, a seguito della Sua dipartita si sono rintanati, chiusi nelle loro quasi inaccessibili comunità fatte di Centri e Gruppi, apparendo davanti all’opinione pubblica al pari di una setta? Persino gli incontri online non sono di libero accesso e fruibilità, quasi avessero paura di esporsi diffondendo i Suoi Insegnamenti.
Eppure, Bhagawan era di diverso avviso. Egli parlava pubblicamente senza chiedere a nessuno di identificarsi e lasciava che la Sua Immagine, il Suo Darshan, circolasse liberamente anche su Internet; non lo limitava con un copyright, come accade ora con i video che Lo riguardano.
Queste domande vogliono essere uno sprono, qualcosa di costruttivo, non una gratuita critica, o velata allusione. Da tempo insisto affinché tutti i devoti, aderenti o meno ad una delle Organizzazioni, si uniscano e collaborino all’unisono per dare luogo, come disse in diverse occasioni Bhagawan, ad un “nuovo Risorgimento“. Però, finché i devoti, coloro che dovrebbero dare il buon esempio alla gente, restano chiusi nel loro mondo, nella loro morente comunità, nelle ristrette idee a rimuginare o a trasognare, l’Unità non ci sarà e il Messaggio di Bhagawan non sarà veicolato nella sua concretezza.
Questi tre episodi rappresentativi dovrebbero invitare ogni singolo devoto a profonde e sincere riflessioni; dovrebbero indurlo ad analizzare scrupolosamente la motivazione e la qualità del suo seva, servizio altruistico reso al prossimo; esaminare dove posiziona l’asticella, consapevolizzarne il perché, e sforzarsi ad alzarla rimuovendo ogni possibile impedimento.
In particolare, dovrebbe scoprire se il seva che pratica incontra le necessità effettive della società, oppure è vincolato al mero e inconsapevole appagamento. Vale a dire: se mira al “che tutti siano felici“, oppure è fine a sé stesso, basta fare qualcosa.
Comprendere la motivazione e la qualità del proprio seva è di primissima importanza: esiste una stretta relazione fra l’individuo e la società, e tale relazione si riflette sul seva svolto dal singolo alla comunità. Pertanto, com’è il seva, così è l’approccio al proprio cammino spirituale.
- In provincia dell’Aquila, l’autorità giudiziaria ha disposto l’allontanamento di tre minori dalla famiglia, poiché ha adottato uno stile di vita anticonformista.
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Devoti presenti, devoti determinati, devoto risoluto
Oggi, in tutto il mondo i devoti di Sri Sathya Sai Baba – l’Avatar della nostra era, il Kali Yuga – festeggiano il Centenario del Suo Avvento.
Da un punto di vista storico, il Centenario è l’occasione per prendere coscienza di un avvenimento di straordinaria importanza, che va ben oltre alla mera materialità con cui gli storici tentano di catalogare e spiegare il susseguirsi degli eventi. Essi non contemplano che tali eventi siano governati da qualcosa che li trascende, poiché lo scopo dell’esistenza umana è quello di condurre ogni singolo individuo al “conosci te stesso“. Quale senso avrebbe, infatti, la nostra presenza in questo mondo se non per tale finalità? A cosa servirebbero le varie esperienze, belle o brutte che siano, se poi colui che le sperimenta non potesse trarne beneficio oltre questo piano esistenziale? Per quale motivo si dovrebbe condurre una vita retta, anziché immorale o anarchica, se non esistesse un prima e un dopo? Il mondo attuale impone un dogma che fatica esso stesso a sostenere. Nel profondo, ogni essere umano avverte di essere figlio dell’eternità, pur non riuscendo a spiegarselo.
Da un punto di vista spirituale, invece, il Centenario non ha un valore rilevante. Quale valore può assumere una data in rapporto all’eternità? Qualsiasi data, in quanto tale, enfatizza la dualità, l’illusione di un prima e di un dopo in rapporto ad un fuorviante senso del presente spesso accreditato come “qui e ora“.
Da un punto di vista prettamente devozionale, il Centenario è un momento di immenso valore, a patto di non ridurlo a semplice ritualità: canti, conferenze e servizio, con l’intento di convergere l’attenzione su sé stessi, o sulla piccola cerchia che guida la comunità!
A tale proposito, illuminante è la secca risposta che diede Baba quando gli fu chiesto perché i Centri si stessero svuotando. “Perché sulla puja è stato installato l’ego“. Vale a dire: i Centri Sathya Sai si ripopoleranno nel momento in cui dalla puja sarà sfrattato l’ego e riposizionata la divinità.
Pertanto, il Centenario si impregna di un immenso valore interiore quando viene visto e vissuto come meta del pellegrinaggio e non come occasione di una festa, la quale troverebbe giustificazione esclusivamente sotto la parvenza di una logica partorita dal proprio ego.
Cos’è un pellegrinaggio?
In parole povere, il pellegrinaggio è un “viaggio” effettuato in contemporanea su due livelli: interiore e fisico. Sul piano interiore richiede una trasformazione coscienziale, che include almeno l’abbandono di certe basse qualità e tendenze, mentre sul piano fisico, implica il dominio sul corpo e i suoi capricci, ad iniziare dal controllo su lingua e pensieri spesso troppo libertini.Vada da sé che, se al pellegrinaggio si attribuisce valore, non lo si improvvisa, ma ci si prepara per tempo.
Se il Centenario fosse stato visto al pari di un pellegrinaggio, molto probabilmente non lo festeggeremo disuniti, o – giocando con parole e concetti – in diverse unità non proprio amichevoli fra loro. Eppure, quello stesso Maestro che accomuna queste “varie unità“, il 23 Novembre 1990, disse:
“Coltivate l’Amore dentro di voi. Considerate tutta l’umanità con sentimenti fraterni. Riconoscete tutti come figli di Dio. Non provate rancore o odio nei confronti di nessuno. Non ferite i sentimenti di chicchessia. Solo un atteggiamento così di gran cuore vi conferirà una felicità senza limiti. Se state celebrando il Compleanno di Swami, questo è tutto quello che desidero da voi. Siate uniti fra voi“.
Se ci guardassimo con onesta serenità, noteremo che la maggioranza assoluta dei devoti Sai non è unito e ha poca o nessuna effettiva intenzione di lavorare per conseguire l’unità. Prediligono l’aggregazione, ma non l’unità. Faticano ad attuare il rispetto e il dialogo con la diversità, nonché l’opportunità che questa offre.
Molti devoti non manifestano alcuna volontà di ridurre le distanze verso la loro controparte, non dimostrano alcuna propensione alla riflessione in merito al loro operato. Al limite si conformano sottostando alla riprova sociale di altri devoti che considerano più influenti, che esercitano una sorta di autorità. Questo atteggiamento, oltre a non è dharmico, è tipico di chi non è avvezzo all’auto-analisi, al mettersi in gioco per elevarsi spiritualmente, per vincere sé stesso.
Diversi devoti con cariche di rilievo, nell’espletare le loro mansioni dichiarano di sentire il peso della responsabilità. Se si fermassero a riflettere qualche momento si accorgerebbero di definire “responsabilità” il loro ego. È lui a non permette loro di godere della leggerezza del servizio che hanno l’onore di svolgere, né di poter dare contestualmente un sano esempio di abnegazione nell’adempierlo.
In tutti questi casi non ci si accorge che si sta “usando” il Maestro come sfondo per far risaltare sé stessi e nel farlo si nega pure l’evidenza.
Alla luce di tale realtà, con quale credibilità possiamo portare avanti la Sua Missione?
Cento giorni fa si proponeva una precisa domanda: Come ci presentiamo al Centenario?
Cinquanta giorni dopo se ne proponeva una seconda: Se ci chiedesse il perché di certe cose, cosa mai potremmo risponderGli?Domande riflessive, queste, finalizzate ad invitare i devoti a non concedere eccessiva importanza al Centenario in sé, ovvero, al suo aspetto mondano dispersivo; bensì di viverlo come un pellegrinaggio focalizzato sulla volontà di una progressiva trasformazione che riduca certi impeti, elimini alcuni vizi, corregga talune tendenze.
Swami stesso ha più volte ribadito l’importanza delle festività e dei riti; però, ha pure dichiarato la loro inutilità nel caso in cui il devoto trascuri l’auto-analisi e la padronanza sulla propria mente, ossia gli strumenti principe del ricercatore spirituale.
L’attività prioritaria dei devoti dovrebbe essere studiare i Testi sacri, i Discorsi Divini di Bhagawan e ascoltare aneddoti, meditandoli a fondo, soppesando ogni parola, frase, concetto, al fine di capire quello che è “scritto tra le righe” e comprendere quello che sta oltre ogni formale concetto. Il viaggio è dal particolare all’Universale, dall’identità alla sua dissoluzione. In questo processo l’unità e la sua pratica giocano un ruolo cruciale.
Il seguente aneddoto, avvenuto nel corso di un Suo Compleanno degli anni ’90 è particolarmente ispirante. È anche alla base di questo articolo.
Swami sembrava prendersela comoda, quasi incurante dell’occasione e della marea di persone che Lo attendevano. Ad un certo punto, uno dei sevak Gli si avvicina e con le mani giunte Gli disse: “Swami, i Tuoi devoti Ti attendono“.
“Devoti?“, replicò Baba, quasi stupito.
“Bhagawan, là, nel mandir, ci sono più di ventimila devoti che attendono il Tuo darshan!“, insistette con garbo il sevak.
“Di quegli oltre ventimila devoti presenti, quelli davvero determinati a raggiungere la Meta forse se ne contano sulle dita di una mano, e, di costoro, forse solo uno è così risoluto a realizzarla!“, sentenziò Baba.
Oggi, i Suoi devoti festeggiano il Centenario del Suo Avvento. Lo celebrano dedicandoGli canti devozionali, letture tratte dai Suoi Discorsi e condividendo ricordi di come Egli ha cambiato la loro vita. Nulla di male in questo, purché questo risulti essere solo l’apertura del sipario e inizi l’opera vera e propria: riflessione e auto-indagine.
Ritagliamoci del tempo per indagare chi è realmente un vero devoto, se è colui che si presenta agli appuntamenti per essere presente, se è colui che è determinato, o se è, invece, quello risoluto a realizzare lo scopo della vita.
Infine, proviamo ad immaginare di essere quel devoto risoluto, ma in mezzo ad una massa compatta di oltre 20 mila devoti tutti risoluti, che lavorano in unità e che non si dividono se hanno idee diverse; anzi, mediante l’ascolto, l’intelligenza e la pazienza appianano le divergenze, si rafforzano e sfruttano le contrapposizioni per generare sempre nuove idee e stimoli per progredire sia insieme che individualmente, sia come servizio reso alla comunità che al singolo.
Riuscite vagamente ad immaginare cosa può fare l’unità? Se sì, chiedetevi cosa vi impedisce di realizzare questa condizione, che per un devoto – a detta di Baba – dovrebbe essere naturale.
Soffermarsi a riflettere su questo aneddoto, sui suoi concetti chiave, permetterà di trovare diversi spunti di riflessione, che sfuggirebbero ad una lettura rapida e avida novità.
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Johann Strauss II
“Johann Strauss, il Re dei Valzer, è chiaramente una brava persona. Parla solo tedesco, ma sorride in tutte le lingue” – dalla stampa di Boston (1872).
Il 25 Ottobre 1825 nasceva a Vienna il Re dei Valzer, Johann Strauss II. Oggi, nel giorno del bicentenario della sua nascita, lo ricordiamo con il podcast del 2023 della serie “Sentieri Riflessivi“.
Fu musicista, compositore e direttore d’orchestra viennese. Lo riproponiamo perché la sua vita può ispirare diverse riflessioni in merito al sano patriottismo, al portare onore alla propria Madrepatria, all’amore verso tutta l’umanità, a intraprendere azioni con spirito critico, svincolato e abnegazione. Temi questi presenti in moltissimi Discorsi Divini di Bhagawan.
Il Potere del suo lascito
Il 12 Marzo del 1938, l’Austria, con l’annessione alla Germania, diventa una provincia del Terzo Reich. In quel momento drammatico per gli austriaci e l’inizio della Seconda Guerra Mondiale (siamo negli ultimi mesi del 1939 e a 40 anni dalla dipartita del Re dei Valzer), allo scopo di tenere alto sia il morale degli austriaci, che sostenere il loro spirito patriottico, il direttore d’orchestra della Filarmonica di Vienna – Clemens Krauss – di propria iniziativa organizzò un concerto interamente dedicato alla produzione di Johann Strauss Figlio. Questo concerto si tenne il 31 Dicembre 1939 e raggiunse pienamente gli scopi.
Da questo contesto nacque il famoso Concerto di Capodanno.Il regime nazista, per questioni politiche e ideologiche, l’anno successivo (il 1940) lo impedì. Tuttavia dovette ripiegare e dal 01 Gennaio del 1941 riprese con ininterrotta regolarità. Attualmente, si stima che sia seguito da circa 3 miliardi di persone.
Emile Zola in una intervista successiva alla dipartita del Re dei Valzer affermò:
Strauss ha mostrato come il mondo può essere bello, io invece ho scritto come il mondo può essere brutto.Sai Baba afferma che al vero devoto di Dio brillano gli occhi. A tale proposito riportiamo la testimonianza di Mark Twain – famoso scrittore americano:
Nei miei viaggi ho conosciuto e visto moltissime persone. A nessuna brillavano gli occhi quanto a Johann Strauss e a Nikola Tesla. Sono felice di aver avuto il privilegio di conoscerli entrambi. -
Qualcosa da cogliere e da coltivare
L’altro ieri avevo scritto un post, una sorta di chiamata alle armi contro il famigerato chat controll. Stavo per pubblicare quando è arrivata la notizia che la sua votazione, prevista per il 14 Ottobre pv, è stata rinviata a data da definire. Le giustificazioni a corredo aggiungevano menzogne alla menzogna.
Rinviare l’obiettivo non significa annullarlo. Dimostra soltanto che la voglia delle autorità europee di spiare i cittadini nella loro riservatezza è solo rimandata. Il pericolo non è debellato, si ripresenterà presto sotto nuove spoglie.
Grazie alle mobilitazioni delle piazze, ma soprattutto a quelle online, in cui gli esperti indipendenti del settore informatico che lavorano nel campo delle tecnologie e della sicurezza informatica, hanno smontato ogni punto del piano della Commissione Europea (CE). I loro “esperti” si sono dileguati, hanno evitato ogni sano confronto, evidenziando così quanto enorme e profondo sia il divario fra cittadini e stanze del potere.
La propaganda con cui la CE tentava di far gradire alle masse il chat control, salvare i bambini dalla pedopornografia online, non era in linea con i loro veri obiettivi. Esattamente come l’identità digitale e il wallet europeo che vengono promossi come facilitazioni per il cittadino, quando in realtà sono il suo cappio al collo. Accettandoli, i cittadini daranno un enorme e ingiustificato potere sulla propria vita ai governanti. Questo non è dharmico. È quello che Giovanni Evangelista preconizzò “Tenevano il numero della bestia nella mano destra“. Notoriamente, la mano destra simboleggia potere e benedizione, a seconda delle circostanze.
Un altro risultato conseguito dalle piazze e dalla mobilitazione online riguarda Gaza. Il piano di pace proposto da Trump, va detto chiaro, è un disperato tentativo di salvare sia la sua faccia di fronte all’elettorato e al dilagante malcontento degli statunitensi, sia quella di Netanyahu che ormai fatica a nascondere le crescenti proteste che riempiono anche le piazze del suo Paese di contestatori che non avvallano più le sue smanie di grandezza.
Israele non rinuncerà ai suoi piani espansionistici, proprio come la CE non abbandonerà il chat control facilmente. Con giustificazioni di facciata li mettono in pausa sinché la pressione esercitata dalle masse nei vari continenti del globo non si attenua.
In tutto questo, cosa c’è da cogliere e da coltivare?
Sotto le vesti della protesta, mossi da una stessa volontà, uniti da uno stesso slogan, “Free Palestine” – quasi una preghiera levata in coro verso l’infinito – popoli diversi, distanti geograficamente e culturalmente, ma animati dallo stesso nobile sentimento, l’amore verso la dignità e la vita di un altro popolo fratello, hanno bloccato, almeno temporaneamente, le disumane mire dell’Occidente collettivo.
Ora, proviamo ad immaginare se questa unità d’intenti fosse costante, non limitata ai soli momenti avversi, bensì attuata regolarmente proprio come il sole risplende anche nelle giornate di pioggia. Cosa accadrebbe in questo nostro pianeta e quale positivo impatto avrebbe nelle nostre vite?
È davvero qualcosa da cogliere e da coltivare. Milioni e milioni di persone, probabilmente senza saperlo, hanno colto l’essenza degli Insegnamenti di Sri Sathya Sai Baba, l’Avatar della nostra era.
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Il lascito di Ghandi all’umanità
Oggi è la ricorrenza della nascita di Gandhi.
Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948), conosciuto in tutto il mondo come il Mahatma (grande anima), fu un leader politico e spirituale indiano. Guidò la lotta per l’indipendenza dell’India, il suo Paese, dal dominio dall’Impero britannico, adottando esclusivamente la non violenza e la disobbedienza civile. Due armi queste, o più precisamente due aspetti assunti da Gandhi e dal popolo indiano in modo risoluto, alle quali molti Occidentali di allora risultavano tanto fallimentari quanto una formica potesse avere la meglio contro un gigante ben armato e addestrato. A dimostrazione di quanto si sentissero superiori agli indiani, più di un fugace ironico sorrisetto, i britannici non concedevano a questa vicenda.
Cos’è rimasto, oggi, del lascito di Gandhi?
Nel concreto, assai poco o nulla, nonostante l’incommensurabile valore sociale, culturale e spirituale.Salvo rari casi di sparuti movimenti per i diritti civili, o di certi politici che hanno provato ad emulare il Mahatma più per attirare l’attenzione delle masse su sé stessi che per un vero e sacro obiettivo, l’Occidente presenta sin dai banchi di scuola l’impresa di Ghandi come una evento di poco conto, quasi ridicolo; una leggenda proveniente da una terra lontana, affascinante, misteriosa e strana, che crede in strane cose, ma che la scienza Occidentale può smontare quando e come vuole.
Ancora oggi brucia quella sconfitta a mani nude. Brucia agli inglesi, quanto ad atri Paesi che, economicamente, politicamente e militarmente aspirano o pretendono, in modo diretto o indiretto, a prevalere sulle altre Nazioni, ad intaccare il loro diritto di auto determinazione. Oggi, possiamo riconoscere diverse nazioni elucubrare ragioni per invadere i territori altrui per soggiogare le loro sovranità. Per costoro, comprovato da lunga tradizione storica, lo scopo è sempre il medesimo: razziare le ricchezze altrui.
Ghandi, nella storia mondiale, è un personaggio che non si può negare, però si può occultare. In una parola, è scomodo! Questo per diversi motivi.
Nell’attuale Occidente, la non violenza è associata alla passività e alla resa. Secondo quelle logiche emotive, che spingono l’uomo a preferire emozioni animalesche, anziché facoltà intellettive a lui più consone, è mancanza di virilità. Nelle relazioni internazionali, in cui prevale spesso la logica del potere e della deterrenza, la scelta non violenta appare rischiosa, affermano i politici, poiché non garantisce un’immediata protezione da aggressioni.
Se si analizza tale affermazione si scoprirà che è fuori luogo e che è un puerile tentativo di storpiare il vero concetto di non violenza. La non violenza non è apatia, è una forza interiore senza uguali. Infatti, essa non esorta alla collaborazione con l’aggressore, a spianargli la strada o ad arrendersi a lui. Al contrario, costi quel che costi, con l’Amore nel cuore per Dio e per la Patria, lo si contrasterà nella sua avanzata, nelle sue mire e se tutta la diplomazia per ricondurlo alla ragione fallirà, allora il dharma stesso impone, appena si presenta l’occasione, e solo dentro i proprio confini Nazionali, di eliminarlo. È adharmico non difendere la propria Nazione, la propria terra dall’aggressore.
La difesa di uno Stato non deve essere guidata dalla paura di attacchi esterni, dalle insinuazioni su fantomatici nemici per evitare contatti diplomatici e relazioni commerciali amichevoli. Nemmeno gli armamenti devono essere causa di inquietudine per gli altri Stati, o un affare commerciale. La guerra non deve essere un affare economico, una azione predatoria per facili guadagni sulla pelle di ignari cittadini. Sebbene ogni Stato debba essere militarmente indipendente, auto sufficiente e pronto ad ogni evenienza, la non violenza deve guidare sia le politiche interne che quelle estere, armamenti inclusi.
Un esempio probabilmente poco noto ai più. Per secoli la Finlandia fu parte del regno di Svezia. Nel 1809, in seguito alla Guerra di Finlandia, combattuta tra Svezia e l’Impero Russo – poiché Napoleone impose allo zar Nicola I di costringere gli svedesi ad aderire al Blocco Continentale contro l’Inghilterra, uscita sconfitta pochi decenni prima dalla Guerra di Indipendenza in cui perse gli Stati Uniti (1776) anche grazie all’intervento militare (Gilbert du Motier de La Fayette) della Francia di Luigi XV – gli svedesi persero la guerra e cedettero la Finlandia alla Russia. Per più di un secolo, dal 1809 al 1917, sebbene fosse soggetta allo zar come granduca, quindi alla corona russa, la Finlandia – con le sue istituzioni, leggi e moneta – godette di ampia autonomia interna. Nel 1917, a seguito della Rivoluzione d’Ottobre – fomentata da chi covava rancori e loschi interessi in egual misura, esattamente come al presente – la Finlandia dichiarò la propria indipendenza (06 Dicembre 1917). Fra i primi a riconoscerla, anche per questioni politiche, fu la Russia, il governo bolscevico di Lenin (31 Dicembre 1917).
Su questo breve sunto storico, si deve sapere che la Russia, dal 1809 al 2022, al solo scopo di mantenere buoni rapporti con la Finlandia, comprava da lei enormi quantità di legname, sebbene non ne avesse strettamente bisogno, dato le sue immense aree boschive. I buoni rapporti erano prioritari. Questi rapporti commerciali si interruppero verso il 2022, quando la Finlandia fu convinta ad aderire alla NATO (04 Aprile 2023) e ad aderì alle sanzioni europee contro la Federazione Russa. Proprio pochi giorni fa, mentre il suo Presidente era da Trump, insieme ai “volenterosi“, il Primo Ministro finlandese snocciolava pubblicamente le gravi difficoltà economiche che stanno subendo da quando non possono più commercializzare con la Federazione Russia.
Da questo esempio si evince come, nonostante il principio della non violenza resti immutabile nel tempo e nello spazio, va comunque applicato a secondo degli specifici contesti, esattamente come la verità: la si deve sempre dire, a patto che non rechi danno. In tal caso è preferibile valutare un saggio silenzio, che non è una menzogna – e nel contempo lavorare affinché tutte le parti in gioco siano pronte ad accoglierla quanto prima e senza conflitti. Questo è mettere in pratica il principio della non violenza, quello adottato da Ghandi, ma anche da altre persone. Lo stesso Gesù la praticò, sia davanti a Ponzio Pilato, sia davanti ai Suoi accusatori, sia quando venne crocifisso. Il silenzio della Sua bocca, era il silenzio di un cuore e di una mente che non ribollono.
Esibirsi con hollywoodiani digiuni, accanirsi contro la parte avverso nei salotti televisivi sbraitando le proprie ragioni, o manifestare nelle piazze con le mani in tasca, ma intrattenendo pensieri di odio e urlando improperi o slogan di parte, per quanto possano apparire corretti, non è ahimsa, non è non violenza.
Una piccola amichevole “provocazione” finalizzata a stimolare una maggiore auto riflessione sulla propria aderenza alla non violenza e alla sua pratica in prima persona.
Il nostro Governo non desidera che si definisca quanto sta accadendo a Gaza un genocidio. Le piazze italiane si popolano a favore di Gaza. Ma quanti sono disposti a sostenere Gaza adottando la pratica della non collaborazione nei confronti di coloro che sostengono tale massacro verso gente inerme?
Molte grandi aziende statunitensi e non solo, sostengono le operazioni militari di Israele contro Gaza. Ora, chi fra i pro Palestina rinuncia ai servizi Microsoft, a partire da Windows, a quelli di Meta, quindi a Facebook, WhatsApp e Instagram, a Google, quindi a YouTube, gmail, drive, maps e al suo motore di ricerca, ad Amazon, quindi a Twich, a Prime video oltre al negozio online, solo per citarne alcuni? Chi bicotta queste aziende che di fatto finanziano Israele? Chi rinuncia, seppur con qualche disagio, ai loro servizi per non incrementare le loro entrate e aiutare concretamente non solo la Palestina, ma anche il nostro Paese, che non è incline a riconoscere lo Stato Palestinese? L’Italia non si attivata per arrestare Netanyahu, che solo pochi giorni fa volava con il suo aereo sopra i nostri cieli. I media sono rimasti in silenzio, quindi complici. I programma Rai, Mediaset e La7 (gruppo Cairo Communication) sono seguiti da moltissimi italiani. Come si considerano questi spettatori, pro Palestina o pro massacri?
Finché la disubbidienza civile, la non collaborazione, e la non violenza sono coinvolgenti fenomeni di massa, di riprova sociale, non possono essere considerati autentici. Questi devono sgorgare dal profondo del proprio intimo, devono favorire gli altri a scoprirli per farli sgorgare, farli sentirle più propri delle loro stesse mani ed intelligenza. Solo allora, l’azione collettiva sarà la risultanza dell’azione delle singole persone coordinate all’unisono dallo stesso Principio. L’India è grande e Ghandi, fisicamente non poteva essere presente ovunque. Tuttavia, praticando questo principio e risvegliandolo negli altri, gli indiani si muovevano all’unisono. In altre parole, non era davvero Ghandi a guidare la lotta, ma il Principio stesso della non violenza. Era questo Principio che guidava ogni singolo aderente che lo aveva risvegliato dentro di sé.
Questa è la sostanziale differenza fra non violenza e disubbidienza civile di cui Ghandi fu interprete. Non avrebbe potuto arrivare a tanto senza attenersi scrupolosamente ai Testi Sacri, senza il voto di metterli in pratica in ogni circostanza.
In Italia i politici “venduti” si sono dimezzati… da quando hanno dimezzato i parlamentari. Fra quelli rimasti quanti possono dire di non essere “corrotti” dalle politiche del sistema? Non possiamo misurarlo nemmeno a spanne, però possiamo ricorrere ad un saggio detto Orientale: non si può stare a lungo nella fossa dei serpenti se non si è un serpente.
La non violenza non è un’espressione esteriore di un positivo convenzionale comportamento, mentre interiormente si è dominati dalla collera, dai risentimento e dall’odio, i quali rendono le parole velenose, sofisticate e menzognere. La non violenza è un raggiungimento che supera l’intellettualità e si manifesta in una forza interiore che non cede alla pressione della violenza, non la contrasta con altra violenza, non vede alcun nemico bensì fratelli da aiutare a redimersi. Tuttavia, non si piega all’arroganza, né alla mano armata.
La non violenza che viaggia sola, è una etichetta ingannevole su un prodotto contraffatto. L’autentica non violenza, come sosteneva Ghandi, in accordo con le Scritture e sintetizzando i grandi Maestri spirituali, viaggia in gruppo, viaggia con la Verità, l’Amore, la Rettitudine e la Pace.
Quella tanto gettonata oggi e associata al Mahatma è dannosa a sé stessi e alla società. È qualcosa di scimmiottato e fuorviante. Come ci insegna lo stesso Bhagawan, se vogliamo correggere il Governo della nostra Nazione, per prima cosa dobbiamo correggere noi stesso. Le istituzioni seguiranno inevitabilmente a ruota.
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Il dovere di denunciare i crimini all’umanità
Gli Insegnamenti Spirituali si dividono in due principali “categorie“: quelli per la vita quotidiana – che forniscono norme e precetti per vivere in salute ed in armonia con sé stessi, gli altri e la natura – e quelli a carattere filosofico-trascendentale, destinati a coloro che desiderano ardentemente procedere dal particolare all’Universale, per poi fondersi in Dio.
Esattamente come non si può accedere ad una classe superiore senza le necessarie competenze richieste per l’avanzamento, allo stesso modo non è possibile accedere alla seconda “categoria” senza uniformarsi prima, capire e comprendere poi, i dettami della prima “categoria“: l’ABC propedeutico. Verrebbero meno le basi per cogliere l’essenza degli Insegnamenti.
Uniformarsi ai dettami significa praticarli volontariamente al meglio delle proprie capacità, senza adeguarli. Capirli, denota l’intuizione che tali dettami non sono fini a sé stessi o ad aspetti mondani. Sono propedeutici a qualcosa di assai più elevato, a qualcosa che si può e si deve far proprio.
Comprendere è a metà strada fra capire e fare proprio. La fretta di passare dal capire al comprendere non aiuta minimamente. Capire è una fase cruciale. Spiana la strada al comprendere soltanto in presenza di un’effettiva stabilità nelle qualità indicate dalle norme e precetti.
Caliamoci nell’attualità, dato che la spiritualità va praticata nel qui e ora, ovvero, non con la mente rivolta al passato, al futuro o persa nell’emotività,
Diversi devoti di Bhagawan affermano che “Tutto è volontà Sua“, il che equivale al detto “Non si muove foglia che Dio non voglia“. Affermano inoltre che “tutti siamo Uno” e che “tutti sono una manifestazione di Dio“, poiché lo stesso Dio risiede in tutti. Possedendo tutti la scintilla Divina, sono tutti fondamentalmente divini. Poi, parlando di Netanyahu e delle sue azioni contro i Palestinesi inveiscono, contraddicendo tutto quanto precedentemente dichiarato. Anche chi si dichiara Cristiano si trova nella stessa barca, dato che lo stesso Insegnamento di Sri Sathya Sai Baba lo diede pure Gesù: “Qualunque cosa fate anche all’ultimo dei Miei fratelli è come se la faceste a Me!“
Pertanto, criticare, insultare od offendere Netanyahu, Zelensky, o loro affini, equivale a criticare, insultare e offendere Dio stesso. Tuttavia, va osservato che per essere rispettosi dei dettami basilari non è assolutamente necessario concordare con le idee, le azioni, le politiche e la condotta di tali personaggi.
Se da un lato le norme e i precetti invitano a non parlare male di nessuno, mai e in nessuna circostanza, soprattutto in loro assenza, dall’altro esortano esplicitamente a non frequentare cattive compagnie, né supportarle con il silenzio, l’omertà, l’indifferenza.
Pertanto, il devoto, in modo pacato, ha il dovere di denunciare pubblicamente, senza farsi influenzare dall’ira o da altri nefasti sentimenti, i crimini che sta subendo Gaza; ma ha pure l’obbligo di denunciare il proprio Governo, che in tali crimini coopera. La denuncia mai deve offendere la Divinità presente in tali personaggi, che è la stessa presente in tutti.
Tali denunce mai devono alimentare odio o rancori verso qualsiasi popolo. Il ripristino dell’unità deve essere prioritario.. Mai si dovranno vedere nemici, bensì fratelli che, mediante il nostro contributo potrebbero ravvedersi. Noi non sappiamo se quello che accade oggi è un karma che in un passato abbiamo contribuito a formarsi. Certo è che oggi nel scontarlo dovremmo avere l’accortezza di non alimentarne altro.
In questo modo mettiamo in pratica i dettami richiesti dal cammino spirituale, il distacco emotivo in primis, affermando inoltre che tutte le situazioni concorrono al nostro e altrui progresso spirituale.
Praticando, il capire trasla nel comprendere, riducendo la distanza dall’essere l’oggetto dell’Insegnamento stesso: il Dharma.
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Concentrazione e meditazione
Si calcola che ogni giorno una persona elabori un susseguirsi di 60-80 mila pensieri di cui non è consapevole. In questa avidya, nasce, cresce e si diffonde la sofferenza.
Si può affermare che la vita senza la consapevolezza di averla vissuta equivale a vita “non vissuta“. Gli studiosi di scienze cognitive ci informano che sono parecchie le decine di migliaia di pensieri quotidiani che ospitiamo nella nostra mente senza rendercene conto; pensieri che, nonostante ignoriamo la qualità, concorrono a crearne di nuovi, che intervengono nei nostri ragionamenti, che sono presenti nelle nostre valutazioni e nelle nostre decisioni. Pensieri che, essendo noi all’oscuro di possedere e di interagire, non li relazioniamo con gli effetti che apportano, siano questi favorevoli o avversi. Per sottolineare la centralità della mente nella qualità della vita di una persona, riportiamo in fondo all’articolo il PdG del 26 Giugno 2022 di Bhagawan.
L’economista, psicologo ed informatico statunitense, nonché premio Turing e Nobel, Herbert Simon ci ha permesso, mediante una sua celebre analisi sull’informazione, di rivalutarla sia dalla prospettiva del fornitore, che di quella dell’utilizzatore.
Afferma il dr. Simon: “Ciò che l’informazione consuma è abbastanza ovvio: consuma l’attenzione dei suoi destinatari. Quindi una ricchezza di informazioni crea una povertà di attenzione ed un bisogno di distribuire quell’attenzione in modo efficiente tra la sovrabbondanza di fonti di informazioni che potrebbero consumarla“.
Tirando le somme: DISTRAZIONE = PERDITA DI TEMPO e SPRECO DI ENERGIE.L’unica strada percorribile per vivere la vita nella sua interezza è adottare un appropriato stile di vita che riorganizzi, almeno in un primo momento, le attuali abitudini e che favorisca la concentrazione. A tale fine, più in basso, si propongono 5 suggerimenti per ridurre le distrazioni, sette abitudini da abbandonare (possibilmente con estrema urgenza) e una abitudine da far crescere.
Il “qui ed ora” è la vita stessa. Il Buddha ci fornisce una indicazione per sperimentare quello che a parole non si può né spiegare, né completamente comprendere: “Il segreto della salute fisica e mentale non sta nel lamentarsi del passato o preoccuparsi del futuro, bensì nel vivere il momento presente con saggezza e serietà“.
La concentrazione non è un metodo di rilassamento, anche se utilizza il rilassamento per acquietare corpo e sensi. Per mezzo della concentrazione si arriva alla meditazione passando per la contemplazione, termine questo di cui si dovrebbe apprezzare il diverso significato fra Occidente ed Oriente.
Pertanto, è fondamentale che ognuno trovi da sé le motivazioni e i benefici, sia in ordine mondano che spirituale, sul perché dovrebbe praticare la meditazione con costanza quotidiana. Tale conquista lo renderà immune dalle dicerie altrui.
◼️ Pensiero del Giorno del 26 Giugno 2022
È la mente che forma o rovina una persona. Se è immersa nelle cose del mondo, conduce alla schiavitù; se tratta il mondo come temporaneo, allora con il distacco diventa libera e leggera.
Allenate la mente a non sentirsi attaccata alle cose che cambiano in meglio o in peggio. Non tenete davanti a voi gli orpelli della fama e delle ricchezze mondane; attirate la mente verso gioie durature che scaturiscono dalle sorgenti dentro di voi. Questo porterà grandi ricompense. La mente stessa diventerà quindi il guru, perché vi condurrà sempre più avanti una volta assaporate le dolcezze dell’ascolto, del ricapitolare e della meditazione costante e continuata.
È la mente che conferisce alla figura creata dal ceramista la Divinità che il devoto vede in essa; è la mente che riempie la stanza del santuario con la fragranza della santità.
— Discorso Divino del 24 Marzo 1958
◼️ RIDUZIONE DELLE DISTRAZIONI – suggerimenti
- Eliminare dalla propria area operativa tutte le fonti di distrazioni
Es: se si cucina, spegnere la TV – sconnettersi o silenziare i servizi social – non tenere riviste bagno – non usare troppi post-it – sulla scrivania che trovino posto solo lo stretto occorrente per quel specifico lavoro, etc. - Impegnarsi a svolgere un solo compito alla volta aumentando la consapevolezza del qui ed ora
Es: nei lavori ripetitivi non lasciare divagare la mente, soprattutto nel passato o nel futuro, o in altri lavori. - Pianificare delle pause per le distrazioni indomabili – l’obiettivo resta comunque quello di ridurle;
Es: abituiamo gradualmente la mente alla disciplina evitando di essere tragici. Concediamole alcuni svaghi a cui è abituata limitandole progressivamente il tempo e smorzando l’interesse. Non rendiamocela nemica, sarebbe un grosso errore. - Stabilire un’importanza e una tempistica su cosa ascoltare e guardare
Es: è risaputo che alcune musiche, come alcuni programmi, nella loro costate ossessività favoriscono stati d’ansia, irrequietezza e vizi. Altri, per mezzo del divertimento e del carisma, veicolano messaggi tendenziosi, poco rispettosi della propria individualità, falsi, indecenti, contrari alle leggi divine. Eliminarli senza alcuna titubanza. - Impegnarsi ad amare il silenzio – soprattutto interiore
È qui, superato l’iniziale imbarazzo psicologico, che si può ascoltare la Voce di Dio.
◼️ SETTE ABITUDINI DA ABBANDONARE
- Dubitare di sé stessi
- Pensiero negativo
- Dialogo negativo con sé stessi
- Compiacere gli altri
- Criticare gli altri
- Paura del fallimento o del successo
- Procrastinare
◼️ UNA ABITUDINE DA FAR CRESCERE
- Guardarsi dentro con amore e rispetto.
- Eliminare dalla propria area operativa tutte le fonti di distrazioni
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Riflessioni sul PdG del 31 Luglio 2022
Il PdG del 31 Luglio 2022 (riportato in basso) ci parla di una spiritualità i cui effetti si devono apprezzare anche nelle relazioni sociali, educative, economiche, professionali e giuridiche. Tutte cose appannaggio della politica. In altre parole, mediante Prema si deve procedere a riformare la politica, da quella locale a quella internazionale, partendo dal suo fulcro: l’individuo.
A mio modo di intendere, questo è un invito a riflettere profondamente su molti aspetti delle attuali politiche e concetti che queste partoriscono, al fine di comprendere i potenziali aggiustamenti senza cedere alle lusinghe ingannevoli del giudizio, della contrapposizione e della rivalità.
Quando parliamo di unità, sempre a mio avviso, dovremmo intendere una distanza pari a zero anche con le persone che vivono dall’altra parte del mondo rispetto a noi. Dovremmo preferire la valutazione al giudizio, il confronto unificatore alla contrapposizione e la disponibilità alla rivalità. Le ragioni che favoriscono fazioni difettano di levatura.
Per arrivare qui, come lo ribadisce anche la psicologia, tre passi sono improcrastinabili: guardare quello che siamo, non creare conflitti per quello che rileviamo (accettarsi senza riserva), cambiare progressivamente poco alla volta.
Non possiamo sostenere che siamo tutti UNO rifiutando di sentirci corresponsabili di quello che accade di positivo o di negativo intorno a noi. È mediante il senso di corresponsabilità – non di colpa – che elevando sé stessi si contribuisce ad elevare la vibrazione dell’Universo. Questo è il Principio di Unità promulgato da tutti i Maestri Spirituali. Bhagawan sintetizza questo principio con un chiaro esempio: quando duole il piccolo mignolo del piede, tutto il corpo ne risente, tutto il corpo partecipa a quella sofferenza.
PdG del 31/07/2022
Prema (Amore) deve trasformare tutte le relazioni: sociali, economiche, educative, professionali, familiari, religiose, giuridiche ed etc. Il padre deve amare il figlio un po’ più intensamente ed intelligentemente; la madre deve diffondere l’amore a tutti coloro che si trovano nella sua sfera di influenza; i figli devono amare i domestici. Il senso di uguaglianza secondo cui ciascuno è il depositario dell’essenza divina deve trasmutare il comportamento sociale e individuale!
Potete chiamarMi “Incarnazione dell’Amore Divino” (Premaswarupa)! Non vi sbaglierete! Prema è la ricchezza che possiedo e che spargo tra i bisognosi e gli afflitti. Non ho altre ricchezze. La Grazia del Signore è sempre fluente come la corrente elettrica attraverso il filo. Installate una lampadina e la corrente – a seconda della sua potenza (espressa in Watt) – illuminerà la vostra dimora! La lampadina rappresenta gli esercizi spirituali che fate, la dimora è il vostro cuore.
Venite a Me con gioia; tuffatevi nel mare e scopritene la profondità; non serve a nulla immergersi vicino alla riva e giurare che il mare è poco profondo e non possiede perle. Immergetevi in profondità e vi garantirete il vostro desiderio!
— Sathya Sai Baba, DD del 22 Luglio 1958