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Giordano Bruno, un corpo può bruciare, ma non la Verità
Esattamente 426 fa, il 17 Febbraio del 1600, a Roma, veniva arso al rogo Giordano Bruno.
La sua “colpa“?
Le sue teorie giudicate eretiche dal tribunale dell’inquisizione dello Stato Pontificio e dal papa.Sì, da quello Stato, o Entità Statuale storica, in cui risiede il Governo centrale della Chiesa; il cuore pulsante del Cristianesimo Cattolico Romano, voluto da Gesù, almeno così ci viene passato, allo scopo di preservare, praticare e diffondere i Suoi Insegnamenti.
Insegnamenti basati sull’Amore, la tolleranza, la carità, l’uguaglianza e il perdono come strumento di correzione. Tutte cose particolarmente distanti, se non opposte, alla realtà praticata dalla Santa Sede e dai suoi emissari, in buona parte della sua storia.
Il 18 Febbraio 2000, papa Giovanni Paolo II inviò una lettera al convegno che si tenne a Napoli in onore del monaco nolano. Nella sua missiva, il Santo Padre espresse il personale rammarico per l’atroce morte a cui fu sottoposto e chiese scusa, ma, tuttavia, per la Chiesa non poteva essere riabilitato, in quanto “[…] il cammino del suo pensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana“.
Quali erano le teorie eretiche di Giordano Bruno, per le quali venne condannato a morte?
In estrema sintesi: sebbene con termini, concetti e percorsi diversi, il nocciolo è lo stesso di quello ribadito da Sri Sathya Sai Baba: l’uomo è una incarnazione del Divino; pertanto, l’uomo è Divino. Giordano Bruno arrivò alla medesima conclusione: “Io sono Dio. Ogni cosa nell’Universo, animata o inanimata, è Dio“.
Dovremmo tutti raggiungere quella pace interiore che gli permise, davanti ai giudici impacciati, a dire loro con totale serenità: “Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza, che io nell’ascoltarla“.
La sua certezza?
“Non so quando, […] ma la nuova cultura fiorirà […] quando il potere si illuderà di avere vinto“.