• Sri Sathya Sai Guru

    Com’è il seva, così è l’approccio al cammino spirituale

    Tre fatti di cronaca recente:

    • In provincia dell’Aquila, l’autorità giudiziaria ha disposto l’allontanamento di tre minori dalla famiglia, poiché ha adottato uno stile di vita anticonformista.
    • Nella contea di Oxfordshire (Inghilterra), un insegnante di un college (istituto superiore) è stato costretto a dimettersi, poiché la scelta didattica – una lezione sulle elezioni USA 2024 corredata da alcuni video del Presidente Trump – ha generato lamentele da parte di alcuni studenti, che l’hanno definita “una lezione di parte” e “fuori tema“. L’indagine interna ha prodotto accuse gravi, culminate nell’asserzione che il docente avrebbe “radicalizzato gli studenti causando loro un danno emotivo“.
    • A Cremona, la decisione della scuola materna San Giorgio di sostituire la tradizionale Festa del Natale con una generica “festa dei bambini” ha allertato le opposizioni in Consiglio comunale. La celebrazione ha omesso i canti natalizi e spettacoli dei piccoli, optando per la lettura di un generico testo sulle “buone intenzioni“, evitando deliberatamente la parola “Natale” per non urtare sensibilità di nessuno.

    Questi fatti rappresentativi toccano nervi scoperti della società contemporanea: i limiti dell’intervento statale nella vita familiare, ovvero, il nucleo più intimo della società; la neutralità dell’insegnamento, ossia, una scuola non indottrinata e non asservita alla politica e al consumismo; la gestione delle tradizioni in una società multiculturale, ovvero la capacità di preservare la propria identità culturale storica restando aperti ad altre culture.

    La percezione diffusa nei vari Paesi Europei è che le direttive di Bruxelles mirino ad una progressiva e inesorabile distruzione del tessuto sociale, delle culture e delle identità nazionali, interessando anche le scuole di ogni ordine e grado con specifici e mirati programmi educativi dissonanti rispetto agli usi e costumi dei rispettivi popoli. Tali direttive alimenterebbero di proposito attriti interculturali, anziché stimolare una positiva interazione fra popoli diversi, e non stimolerebbero già sulla carta un propositivo dialogo atto a favorire quell’integrazione armonica in cui ogni persona, comunità e società possa accogliere quanto di meglio hanno da offrire le altrui culture. Esattamente come gestiva le diverse culture l’antico Impero Romano: un Impero sostanzialmente militarizzato, non intrusivo e in cui i cittadini godevano di maggiori libertà rispetto ad oggi.

    I programmi dell’UE ufficialmente dicono una cosa, mentre le mire retrostanti affermano tutt’altro. I vertici europei parlano di pace, ma nel concreto prediligono la guerra. È palese a tutti come la pace la boicottino, anche in modo piuttosto abietto, rozzo e spudorato. Il Regno Unito vibra sulle stesse frequenze; questo, forse spiega perché il college non abbia sostenuto un suo docente, perché sempre più spesso la scuola è in combutta con genitori e studenti.

    È plateale come Governi, stampa e programmi TV propinino alle nuove generazioni falsi miti ed ideali, svilendo e ridicolizzando genitori e insegnanti, i pilastri di una sana e solida società. È altrettanto plateale come la religione, millenario patrimonio socio-culturale soprattutto dell’Italia, sia costantemente schernita e rimpiazzata da beceri surrogati farneticati dalla pseudo-scienza, compiacente ai fondi d’investimento.

    Siamo succubi di leggi senza Giustizia, partorite da legislatori privi di coscienza, al soldo delle correnti economico-finanziarie, e imposte da servi servizievoli che si illudono di sfuggire alla miseria che li attanaglia.

    Queste situazioni guadagno terreno quando una società, dimenticando i suoi valori e le sue origini storiche, si lascia traviare dai luccichii della pirite spacciata per oro. In un tale contesto la legge dello Stato non rappresenta più i Valori Umani, sociali, morali, etici e storici della Madrepatria. La legge non è più al servizio della Nazione, ma diventa strumento di omologazione, coercizione, ricatto, nonché fonte di introiti, o furti legalizzati, per le istituzioni. Una farsa fine a sé stessa. Un peso per la società e un calvario per la gente di buona volontà. Seguire queste leggi è un’umiliazione verso sé stessi, un crimine verso la Patria, un tradimento verso Dio!

    Lo Stato italiano poteva, ma non ha voluto avviare un dialogo costruttivo con la famiglia che vive ai margini di un bosco, non dentro ad un bosco come la nonna di Cappuccetto Rosso. Ha agito senza scrupoli, incurante del danno e del dolore recato sia ai bambini che ai genitori. Per tale motivo la “Famiglia nel bosco” diventa simbolo e vittima di uno Stato autoritario che, con inaudita violenza, si arroga la proprietà dei figli altrui, i quali devono essere allevati esattamente come fa il servo con il bestiame del padrone.

    2500 euro mensili incassa la struttura “casa famiglia” per ciascun figlio sottratto alla coppia; 7500 euro mensili. Questa non è giustizia. Sotto la voce “tutela dei minori” gira un’enorme quantità di denaro, giustificati da non sempre limpide motivazioni; ingenti affari sulla pelle dei cittadini italiani. È un tema che dovrebbe essere approfondito, se non altro per capire quale futuro si prospetta a questi “figli rubati“.

    È assai indicativo che nessuna forza politica si sia adoperata seriamente per rimediare alla criminale intrusione delle istituzioni nella vita privata di una famiglia; che nessun partito politico s’impegni a difendere l’identità, la cultura e la storica della Nazione, riportando la scuola nei suoi giusti binari: formare diligentemente le nuove leve con senso civico, sociale, culturale e patriotico, invece di lasciarla in mano a coloro che vedono in essa solo ampi margini di profitto.

    È grave che nessuna associazione per i diritti civili, di avvocati e simili categorie, non si siano allertati organizzando qualche mobilitazione o campagna di sensibilizzazione a sostegno non solo di una famiglia presa di mira per le sue scelte anticonformiste, ma anche contro tutti i disservizi di uno Stato che sperpera i soldi rendendosi complice di guerre e relativi crimini, anziché investirli per il progresso nazionale.

    Ma nulla supera l’assordante silenzio e indifferenza di una società che, anche se assuefatta e demoralizzata, non si organizza per richiamare lo Stato ai sani principi, ma, subendo, lo lascia proseguire imperterrito nei suoi folli progetti liberticidi, come l’identità digitale. Un click da parte dello Stato e il malcapitato di turno si ritrova in trappola: conti bloccati in entrata e uscita, impossibilitato a muoversi e anche a comprarsi di che vivere.

    Un popolo che accetta tale perversa e dispotica politica dal proprio Governo, per dirla alla Orwell, “non è vittima, è complice“.

    In questo scenario, qual è la posizione dei devoti di Sri Sathya Sai Baba, Colui che affermò: “La vostra vita è il Mio Messaggio?” Lo hanno colto e fatto proprio, oppure, a seguito della Sua dipartita si sono rintanati, chiusi nelle loro quasi inaccessibili comunità fatte di Centri e Gruppi, apparendo davanti all’opinione pubblica al pari di una setta? Persino gli incontri online non sono di libero accesso e fruibilità, quasi avessero paura di esporsi diffondendo i Suoi Insegnamenti.

    Eppure, Bhagawan era di diverso avviso. Egli parlava pubblicamente senza chiedere a nessuno di identificarsi e lasciava che la Sua Immagine, il Suo Darshan, circolasse liberamente anche su Internet; non lo limitava con un copyright, come accade ora con i video che Lo riguardano.

    Queste domande vogliono essere uno sprono, qualcosa di costruttivo, non una gratuita critica, o velata allusione. Da tempo insisto affinché tutti i devoti, aderenti o meno ad una delle Organizzazioni, si uniscano e collaborino all’unisono per dare luogo, come disse in diverse occasioni Bhagawan, ad un “nuovo Risorgimento“. Però, finché i devoti, coloro che dovrebbero dare il buon esempio alla gente, restano chiusi nel loro mondo, nella loro morente comunità, nelle ristrette idee a rimuginare o a trasognare, l’Unità non ci sarà e il Messaggio di Bhagawan non sarà veicolato nella sua concretezza.

    Questi tre episodi rappresentativi dovrebbero invitare ogni singolo devoto a profonde e sincere riflessioni; dovrebbero indurlo ad analizzare scrupolosamente la motivazione e la qualità del suo seva, servizio altruistico reso al prossimo; esaminare dove posiziona l’asticella, consapevolizzarne il perché, e sforzarsi ad alzarla rimuovendo ogni possibile impedimento.

    In particolare, dovrebbe scoprire se il seva che pratica incontra le necessità effettive della società, oppure è vincolato al mero e inconsapevole appagamento. Vale a dire: se mira al “che tutti siano felici“, oppure è fine a sé stesso, basta fare qualcosa.

    Comprendere la motivazione e la qualità del proprio seva è di primissima importanza: esiste una stretta relazione fra l’individuo e la società, e tale relazione si riflette sul seva svolto dal singolo alla comunità. Pertanto, com’è il seva, così è l’approccio al proprio cammino spirituale.

  • Sri Sathya Sai Guru

    Il lascito di Ghandi all’umanità

    Oggi è la ricorrenza della nascita di Gandhi.

    Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948), conosciuto in tutto il mondo come il Mahatma (grande anima), fu un leader politico e spirituale indiano. Guidò la lotta per l’indipendenza dell’India, il suo Paese, dal dominio dall’Impero britannico, adottando esclusivamente la non violenza e la disobbedienza civile. Due armi queste, o più precisamente due aspetti assunti da Gandhi e dal popolo indiano in modo risoluto, alle quali molti Occidentali di allora risultavano tanto fallimentari quanto una formica potesse avere la meglio contro un gigante ben armato e addestrato. A dimostrazione di quanto si sentissero superiori agli indiani, più di un fugace ironico sorrisetto, i britannici non concedevano a questa vicenda.

    Cos’è rimasto, oggi, del lascito di Gandhi?
    Nel concreto, assai poco o nulla, nonostante l’incommensurabile valore sociale, culturale e spirituale.

    Salvo rari casi di sparuti movimenti per i diritti civili, o di certi politici che hanno provato ad emulare il Mahatma più per attirare l’attenzione delle masse su sé stessi che per un vero e sacro obiettivo, l’Occidente presenta sin dai banchi di scuola l’impresa di Ghandi come una evento di poco conto, quasi ridicolo; una leggenda proveniente da una terra lontana, affascinante, misteriosa e strana, che crede in strane cose, ma che la scienza Occidentale può smontare quando e come vuole.

    Ancora oggi brucia quella sconfitta a mani nude. Brucia agli inglesi, quanto ad atri Paesi che, economicamente, politicamente e militarmente aspirano o pretendono, in modo diretto o indiretto, a prevalere sulle altre Nazioni, ad intaccare il loro diritto di auto determinazione. Oggi, possiamo riconoscere diverse nazioni elucubrare ragioni per invadere i territori altrui per soggiogare le loro sovranità. Per costoro, comprovato da lunga tradizione storica, lo scopo è sempre il medesimo: razziare le ricchezze altrui.

    Ghandi, nella storia mondiale, è un personaggio che non si può negare, però si può occultare. In una parola, è scomodo! Questo per diversi motivi.

    Nell’attuale Occidente, la non violenza è associata alla passività e alla resa. Secondo quelle logiche emotive, che spingono l’uomo a preferire emozioni animalesche, anziché facoltà intellettive a lui più consone, è mancanza di virilità. Nelle relazioni internazionali, in cui prevale spesso la logica del potere e della deterrenza, la scelta non violenta appare rischiosa, affermano i politici, poiché non garantisce un’immediata protezione da aggressioni.

    Se si analizza tale affermazione si scoprirà che è fuori luogo e che è un puerile tentativo di storpiare il vero concetto di non violenza. La non violenza non è apatia, è una forza interiore senza uguali. Infatti, essa non esorta alla collaborazione con l’aggressore, a spianargli la strada o ad arrendersi a lui. Al contrario, costi quel che costi, con l’Amore nel cuore per Dio e per la Patria, lo si contrasterà nella sua avanzata, nelle sue mire e se tutta la diplomazia per ricondurlo alla ragione fallirà, allora il dharma stesso impone, appena si presenta l’occasione, e solo dentro i proprio confini Nazionali, di eliminarlo. È adharmico non difendere la propria Nazione, la propria terra dall’aggressore.

    La difesa di uno Stato non deve essere guidata dalla paura di attacchi esterni, dalle insinuazioni su fantomatici nemici per evitare contatti diplomatici e relazioni commerciali amichevoli. Nemmeno gli armamenti devono essere causa di inquietudine per gli altri Stati, o un affare commerciale. La guerra non deve essere un affare economico, una azione predatoria per facili guadagni sulla pelle di ignari cittadini. Sebbene ogni Stato debba essere militarmente indipendente, auto sufficiente e pronto ad ogni evenienza, la non violenza deve guidare sia le politiche interne che quelle estere, armamenti inclusi.

    Un esempio probabilmente poco noto ai più. Per secoli la Finlandia fu parte del regno di Svezia. Nel 1809, in seguito alla Guerra di Finlandia, combattuta tra Svezia e l’Impero Russo – poiché Napoleone impose allo zar Nicola I di costringere gli svedesi ad aderire al Blocco Continentale contro l’Inghilterra, uscita sconfitta pochi decenni prima dalla Guerra di Indipendenza in cui perse gli Stati Uniti (1776) anche grazie all’intervento militare (Gilbert du Motier de La Fayette) della Francia di Luigi XV – gli svedesi persero la guerra e cedettero la Finlandia alla Russia. Per più di un secolo, dal 1809 al 1917, sebbene fosse soggetta allo zar come granduca, quindi alla corona russa, la Finlandia – con le sue istituzioni, leggi e moneta – godette di ampia autonomia interna. Nel 1917, a seguito della Rivoluzione d’Ottobre – fomentata da chi covava rancori e loschi interessi in egual misura, esattamente come al presente – la Finlandia dichiarò la propria indipendenza (06 Dicembre 1917). Fra i primi a riconoscerla, anche per questioni politiche, fu la Russia, il governo bolscevico di Lenin (31 Dicembre 1917).

    Su questo breve sunto storico, si deve sapere che la Russia, dal 1809 al 2022, al solo scopo di mantenere buoni rapporti con la Finlandia, comprava da lei enormi quantità di legname, sebbene non ne avesse strettamente bisogno, dato le sue immense aree boschive. I buoni rapporti erano prioritari. Questi rapporti commerciali si interruppero verso il 2022, quando la Finlandia fu convinta ad aderire alla NATO (04 Aprile 2023) e ad aderì alle sanzioni europee contro la Federazione Russa. Proprio pochi giorni fa, mentre il suo Presidente era da Trump, insieme ai “volenterosi“, il Primo Ministro finlandese snocciolava pubblicamente le gravi difficoltà economiche che stanno subendo da quando non possono più commercializzare con la Federazione Russia.

    Da questo esempio si evince come, nonostante il principio della non violenza resti immutabile nel tempo e nello spazio, va comunque applicato a secondo degli specifici contesti, esattamente come la verità: la si deve sempre dire, a patto che non rechi danno. In tal caso è preferibile valutare un saggio silenzio, che non è una menzogna – e nel contempo lavorare affinché tutte le parti in gioco siano pronte ad accoglierla quanto prima e senza conflitti. Questo è mettere in pratica il principio della non violenza, quello adottato da Ghandi, ma anche da altre persone. Lo stesso Gesù la praticò, sia davanti a Ponzio Pilato, sia davanti ai Suoi accusatori, sia quando venne crocifisso. Il silenzio della Sua bocca, era il silenzio di un cuore e di una mente che non ribollono.

    Esibirsi con hollywoodiani digiuni, accanirsi contro la parte avverso nei salotti televisivi sbraitando le proprie ragioni, o manifestare nelle piazze con le mani in tasca, ma intrattenendo pensieri di odio e urlando improperi o slogan di parte, per quanto possano apparire corretti, non è ahimsa, non è non violenza.

    Una piccola amichevole “provocazione” finalizzata a stimolare una maggiore auto riflessione sulla propria aderenza alla non violenza e alla sua pratica in prima persona.

    Il nostro Governo non desidera che si definisca quanto sta accadendo a Gaza un genocidio. Le piazze italiane si popolano a favore di Gaza. Ma quanti sono disposti a sostenere Gaza adottando la pratica della non collaborazione nei confronti di coloro che sostengono tale massacro verso gente inerme?

    Molte grandi aziende statunitensi e non solo, sostengono le operazioni militari di Israele contro Gaza. Ora, chi fra i pro Palestina rinuncia ai servizi Microsoft, a partire da Windows, a quelli di Meta, quindi a Facebook, WhatsApp e Instagram, a Google, quindi a YouTube, gmail, drive, maps e al suo motore di ricerca, ad Amazon, quindi a Twich, a Prime video oltre al negozio online, solo per citarne alcuni? Chi bicotta queste aziende che di fatto finanziano Israele? Chi rinuncia, seppur con qualche disagio, ai loro servizi per non incrementare le loro entrate e aiutare concretamente non solo la Palestina, ma anche il nostro Paese, che non è incline a riconoscere lo Stato Palestinese? L’Italia non si attivata per arrestare Netanyahu, che solo pochi giorni fa volava con il suo aereo sopra i nostri cieli. I media sono rimasti in silenzio, quindi complici. I programma Rai, Mediaset e La7 (gruppo Cairo Communication) sono seguiti da moltissimi italiani. Come si considerano questi spettatori, pro Palestina o pro massacri?

    Finché la disubbidienza civile, la non collaborazione, e la non violenza sono coinvolgenti fenomeni di massa, di riprova sociale, non possono essere considerati autentici. Questi devono sgorgare dal profondo del proprio intimo, devono favorire gli altri a scoprirli per farli sgorgare, farli sentirle più propri delle loro stesse mani ed intelligenza. Solo allora, l’azione collettiva sarà la risultanza dell’azione delle singole persone coordinate all’unisono dallo stesso Principio. L’India è grande e Ghandi, fisicamente non poteva essere presente ovunque. Tuttavia, praticando questo principio e risvegliandolo negli altri, gli indiani si muovevano all’unisono. In altre parole, non era davvero Ghandi a guidare la lotta, ma il Principio stesso della non violenza. Era questo Principio che guidava ogni singolo aderente che lo aveva risvegliato dentro di sé.

    Questa è la sostanziale differenza fra non violenza e disubbidienza civile di cui Ghandi fu interprete. Non avrebbe potuto arrivare a tanto senza attenersi scrupolosamente ai Testi Sacri, senza il voto di metterli in pratica in ogni circostanza.

    In Italia i politici “venduti” si sono dimezzati… da quando hanno dimezzato i parlamentari. Fra quelli rimasti quanti possono dire di non essere “corrotti” dalle politiche del sistema? Non possiamo misurarlo nemmeno a spanne, però possiamo ricorrere ad un saggio detto Orientale: non si può stare a lungo nella fossa dei serpenti se non si è un serpente.

    La non violenza non è un’espressione esteriore di un positivo convenzionale comportamento, mentre interiormente si è dominati dalla collera, dai risentimento e dall’odio, i quali rendono le parole velenose, sofisticate e menzognere. La non violenza è un raggiungimento che supera l’intellettualità e si manifesta in una forza interiore che non cede alla pressione della violenza, non la contrasta con altra violenza, non vede alcun nemico bensì fratelli da aiutare a redimersi. Tuttavia, non si piega all’arroganza, né alla mano armata.

    La non violenza che viaggia sola, è una etichetta ingannevole su un prodotto contraffatto. L’autentica non violenza, come sosteneva Ghandi, in accordo con le Scritture e sintetizzando i grandi Maestri spirituali, viaggia in gruppo, viaggia con la Verità, l’Amore, la Rettitudine e la Pace.

    Quella tanto gettonata oggi e associata al Mahatma è dannosa a sé stessi e alla società. È qualcosa di scimmiottato e fuorviante. Come ci insegna lo stesso Bhagawan, se vogliamo correggere il Governo della nostra Nazione, per prima cosa dobbiamo correggere noi stesso. Le istituzioni seguiranno inevitabilmente a ruota.